Dopo il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, il secondo colpo di scena dell’omicidio Vassallo è l’assoluzione di Romolo Ridosso, che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato.
Per il gup Giovanni Rossi, dagli atti di inchiesta non sarebbe emersa la prova del suo coinvolgimento nel delitto del sindaco di Pollica. Non lo sarebbe neanche il sopralluogo ad Acciaroli fatto due giorni prima dell’assassinio. Dunque la richiesta di condanna a sette anni e mezzo della pm Elena Guarino è stata completamente rigettata. Perché?
Le motivazioni della sentenza saranno depositate solo tra novanta giorni. «Aspettiamo di leggerle», dicono i difensori di Ridosso, Michele Avino e Sergio Mazzone, che nell’arringa non hanno chiesto l’assoluzione ma si sono allineati alla richiesta della Procura.
«Siamo basiti – affermano i legali – perché se la prova fosse stata raggiunta, cioè se si fosse stabilito che non c’era il concorso anomalo, l’assoluzione doveva essere piena. Invece abbiamo una sentenza con formula dubitativa che non ci fa capire se c’è il concorso o meno e se Ridosso è attendibile o non è attendibile. In questo momento è come un cane che si morde la coda, che ci mette tra l’altro in difficoltà, perché da un lato c’è un ricorso in appello contro il proscioglimento di Cagnazzo e dall’altro ci sono due persone rinviate a giudizio. E noi ci troviamo in una posizione ibrida senza sapere se andare, se a destra o a sinistra. Quindi o nessuno veniva rinviato a giudizio o veramente non siamo cosa pensare. Siamo più dubitativi della formula usata dal giudice».

