Sette anni e quattro mesi. La richiesta del pm Elena Guarino per Romolo Ridosso, accusato di aver concorso nell’omicidio del sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, lascia tutti stupidi. Perfino i difensori del pregiudicato di Scafati, Sergio Mazzone e Michele Avino, oltre che il figlio di Angelo, Antonio, ed il fratello Massimo (presenti ieri in aula).
Ma la sostituta antimafia ha avuto un motivo per chiedere una condanna ritenuta, a caldo, da tutti troppo bassa per un omicidio. Un motivo che non è legato solo al rito abbreviato con cui Ridosso ha scelto di essere giudicato e che prevede uno sconto di pena di un terzo (in caso di condanna) o delle applicazioni delle attenuanti generiche perché, seppur cambiando più spesso versione, Ridosso ha dato un contributo alle indagini.
Il motivo principale è proprio la collaborazione che l’aspirante pentito avrebbe reso nei suoi 19 interrogatori relativa alla scoperta di un traffico di droga ad Acciaroli da parte del sindaco pescatore e del suo tentativo – purtroppo invano – di fermarlo denunciando tutto e tutti.
Ma tutti chi? Giovanni Cafiero (genero del boss Gaetano Cesarano) forse, visto che è imputato nel processo principale (che comincerà l’8 luglio) ma solo per rispondere dell’organizzazione del traffico di droga. Giuseppe Cipriano (l’imprenditore dei cinema) e l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi, accusati di concorso in omicidio? Probabile, perché è stato lo stesso Ridosso a riferire che già dal 2010 erano entrati nel giro presumibilmente gestito da Raffaele Maurelli e da Emanuele Imperiale, il narcos che faceva la bella vita tra l’Italia e Dubai, sul cui trono Ridosso si è fatto fotografare in compagnia di Cipriano. Ma né Maurelli né Imperiale sono finiti a processo. Neanche i fratelli Palladino, che ad Acciaroli gestiscono ristoranti e locali notturni, sono stati chiamati alla sbarra.
Eppure per il pm Guarino, Romolo Ridosso non è inattendibile ed incongruente come hanno scritto i giudici della Cassazione – che hanno portato al proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo – semmai è stato reticente. Perché non avrebbe detto subito il motivo per cui Cipriano – su indicazione di Cioffi (come riportano gli atti di indagine) – gli avrebbe chiesto di accompagnarlo a fare un sopralluogo ad Acciaroli due giorni prima del delitto. E perché aveva paura, visto il coinvolgimento nel traffico di droga di rappresentanti dell’Arma.
Solo a marzo dell’anno scorso, Ridosso ha “confessato” che nel 2010 Cipriano gli avrebbe detto che Angelo Vassallo andava gambizzato e il boss di Scafati sarebbe stato anche disponibile a farlo in cambio di 50mila euro. Ma perché il sindaco andava gambizzato? Per aver scoperto il traffico di droga – come aveva riferito durante i primi interrogatori – o perché aveva negato alcune autorizzazioni a Cipriano per aprire un cono pizza ad Acciaroli, come invece rivela durante l’ultimo interrogatorio?
Ma se per la Suprema Corte Ridosso è inattendibile, per il pm non lo è. Anzi, le sue dichiarazioni confermerebbero che il movente dell’omicidio sia legato al traffico di droga, che il sindaco avrebbe scoperto dopo aver subito un furto in casa da un dipendente di Cipriano che faceva uso di cocaina.
Dunque se questo è il vero movente, per il pm la sentenza di proscioglimento di Cagnazzo andrebbe impugnata. Vero che Ridosso non cita mai il colonnello ma il pm aspetta le motivazioni del provvedimento per decidere sull’impugnazione e forse il processo potrebbe tornare al punto di partenza.

