Cpr Castel Volturno. Il sindaco al Viminale e il no di Battaglia

Neanche il sindaco Pasquale Marrandino sapeva del Cpr finanziato dal Governo da realizzare a Castel Volturno.
Lo avrebbe appreso ieri nel momento stesso in cui la notizia è diventata di dominio pubblico. Avrebbe consultato il sito di Invitalia, che ha pubblicato il bando, e da questo avrebbe saputo anche che era già stata individuata l’area dove sorgerà: località La Piana, al confine con il territorio di Cancello Arnone e poco distante da una zona periferica già urbanizzata.

È questo ciò che scrive in un lungo post sulla sua pagina Facebook Pasquale Marrandino, che dice anche di aver già avuto un incontro con il prefetto di Caserta, Lucia Volpe, che gli avrebbe annunciato che «a breve» sarà convocato un tavolo al Ministero dell’Interno «per illustrare ufficialmente al Comune l’impostazione del Governo e gli eventuali sviluppi del progetto».

Prima di allora dichiara che non farà né «propaganda» né alimenterà «tifoserie» perché «sarebbe poco serio da parte di chiunque parlare come se tutto fosse già definito» e aggiunge che «ad oggi ciò che esiste formalmente è un bando pubblico e vanno attesi i necessari chiarimenti».
Tuttavia Marrandino premette che se avesse avuto la possibilità di scegliere dove investire i 43 milioni di euro stanziati per il Centro di permanenza per il rimpatrio avrebbe indicato «altre priorità del territorio», come il contrasto all’erosione costiera per la difesa della litoranea e la realizzazione di un Palazzetto dello Sport e di una piscina. E promette, in ogni caso che « in qualunque stanza istituzionale e davanti a qualunque interlocutore» difenderà «Castel Volturno con fermezza, equilibrio e determinazione».

I primi contro cui dovrà difenderla saranno certamente il deputato meloniano Gimmo Cangiano e il senatore leghista Giorgio Zinni che, anche ieri, hanno ribadito quanto il Cpr dimostri «la presenza dello Stato a Castel Volturno». I parlamentari ieri mattina hanno incontrato anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che li avrebbe rassicurati sulla funzione principale della struttura: «trattenere immigrati irregolari con procedimenti penali provenienti dal territorio locale».
Dopo l’incontro al Viminale, ne sarà convinto anche il sindaco Marrandino?

Per il momento, dopo le proteste sollevate perfino dall’arcivescovo di Capua, Pietro Legnese (che ha convocato una conferenza stampa lunedì prossimo), è stato il cardinale di Napoli Mimmo Battaglia a schierarsi chiaramente contro la struttura. «Non è la risposta di cui questo territorio ha bisogno – ha detto Battaglia -. È una scelta che rischia di aggravare fragilità già evidenti, concentrando marginalità proprio dove, invece, servono investimenti, servizi, lavoro e prospettive concrete di futuro».

Il cardinale è andato anche oltre e, lanciando un chiaro messaggio al Governo, ha affermato che «le politiche migratorie non possono essere ridotte a dispositivi di contenimento» e che «la complessità non si governa creando nuovi luoghi di esclusione» e che «la sicurezza non si costruisce alimentando periferie della dignità».

Cosa dovrebbe fare allora il Governo secondo Battaglia?
«Serve uno Stato che accompagna, non che si limiti a contenere. Serve una visione capace di tenere insieme sicurezza e diritti, senza contrapporli».
Il cardinale lo chiama «cambio di direzione» fatto di integrazione reale, percorsi di legalità, accesso al lavoro, politiche abitative, presidi educativi. Cioè, no Cpr.

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