Omicidio Vassallo: “Quadro indiziario critico. Così Cagnazzo è stato prosciolto

Se Fabio Cagnazzo fosse stato rinviato a giudizio per concorso in omicidio del sindaco Angelo Vassallo, sarebbe stato «assolto (in dibattimento; ndr) per non aver commesso il fatto».

Per il gup di Salerno, Giovanni Rossi, gli indizi probatori raccolti dalla procura di non avrebbero superato l’ostacolo del “ragionevole dubbio” (di matrice americana, italianizzato dalla riforma Cartabia). Anzi, scrive il gup, nel caso del colonnello dei carabinieri «vi è più di un ragionevole dubbio sull’effettiva compartecipazione – anche solo morale – di Cagnazzo nell’omicidio e nell’associazione a delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti».

E se pure, come come ha lasciato intravedere la motivazione dell’ordinanza del Riesame di Salerno che ha smontato i gravi indizi di colpevolezza a carico di Cagnazzo (come aveva chiesto a fine dicembre la Cassazione), si potesse ipotetizzare un eventuale depistaggio effettuato dal colonnello «al fine di aiutare gli autori del reato ad eludere le investigazioni (qualora da lui conosciuti successivamente al fatto), integrerebbe al più gli estremi di un favoreggiamento personale ormai estinto per prescrizione».

Dunque, nessun processo per Cagnazzo sarebbe stato utile a scoprire la verità su chi la sera del 5 settembre 2010, poco dopo le 21, ha sparato nove colpi di pistola contro il sindaco pescatore uccidendolo. A meno che la procura non riesca a trovare altri indizi che possano superare quel ragionevole dubbio, il colonnello è completamente fuori dal processo ed estraneo ad ogni accusa.

Per il momento, secondo il gup Rossi «il quadro indiziario è connotato da criticità strutturali non superabili in un’ottica proiettata verso un giudizio dibattimentale».

Le criticità del quadro indiziario hanno un nome ed un cognome. Romolo Ridosso, il boss dell’omonimo clan di Scafati che avrebbe ritratto, modificato e cambiato più volte versione durante i 19 interrogatori resi alla procura. Mosso da un «interesse utilitaristico personale evidente», scrive il gup, indirizzato ad entrare nel programma di protezione dei collaboratori di giustizia, che proprio la Procura di Salerno gli ha revocato per le sue contraddittorie dichiarazioni. Anche sul movente dell’omicidio: prima individuato nel traffico di droga che Vassallo avrebbe scoperto e poi nella mancata concessione delle licenze a Giuseppe Cipriano (imputato) per aprire una tabaccheria ed un cono pizza.

Ma, nonostante ciò, dagli indizi raccolti durante le indagini, Ridosso «ha sempre escluso ogni coivolgimento diretto o indiretto» di Cagnazzo nell’omicidio «non avendo mai riferito né di eventuali rapporti con gli esecutori materiali (ancora ignoti) né di accordi preventivi con gli organizzatori in vista di un’attività di depistaggio».

Inoltre, dalle indagini, non emerge alcun contatto tra il colonnello, l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi (a processo) e Cipriano «né prima né dopo l’omicidio» e questo dato «non può essere superato neanche dal temporaneo allontanamento di Cagnazzo dal ristorante del fratello del sindaco» la sera in cui è stato commesso l’omicidio.

Ecco che quindi il colonnello Fabio Cagnazzo esce di scena, salvo un’eventuale impugnazione della pm Elena Guarino, che ha ereditato il caso da Rosa Volpe e Marco Colamonici, e che venerdì scorso ha chiesto una condanna a sette anni e quattro mesi per Romolo Ridosso, ribadendo più volte che le dichiarazioni del boss di Scafati sul movente legato al traffico di droga sono attendibili e che quelle sulle mancate licenze a Cipriano sarebbero state solo un elemento aggiuntivo ad un movente che ruoterebbe principalmente sullo spaccio che il sindaco Vassallo aveva scoperto.

Torna in alto