Come e quanto Cagnazzo è stato indagato per l’omicidio Vassallo

Due giorni dopo l’assassinio di Vassallo, Luca Cillo – titolare di un’agenzia immobiliare a Casal Velino (a pochi chilometri da Acciaroli) che negli ultimi mesi frequentava spesso il sindaco – rivela alla figlia della vittima Giusy e al fidanzato dell’epoca che Angelo era stato ucciso perché aveva scoperto un traffico di droga messo su dai fratelli Palladino con la complicità del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo. Dice di averlo appreso dalla madre di suo figlio che avrebbe contatti con alcuni pubblici ministeri che lavorano a Salerno.

Sarà Giusy ad affrontare Cagnazzo per chiedergli spiegazioni in merito, oltre ovviamente ad andare in Procura. A quel punto il colonnello affronta Cillo. Lo picchia. Cillo lo denuncia ma poi ritira la denuncia. Viene però sentito dai pm ma nega di aver mai detto una cosa del genere. Le sue «sono mere supposizioni personali», scrive il gup Rossi.

Frattanto Romolo Ridosso finisce sotto torchio dei pm. Le telecamere del negozio di telefonia, che Cagnazzo avrebbe acquisito «senza averne competenza» lo ritraggono due giorni prima ad Acciaroli con Cipriano e suo figlio.

Messo alle strette, l’aspirante pentito racconterà dopo anni che Cipriano voleva gambizzare il sindaco. Prima però aveva parlato di traffico di droga. Lo avrebbe detto anche al suo compagno di cella, Eugenio D’Atri, che rivela ai pm la confessione di Ridosso: Vassallo è stato ucciso da Cagnazzo e soci per via della droga.

A quel punto Cagnazzo, che era stato archiviato, viene di nuovo indagato e arrestato. Salvo poi essere scagionato.

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