Un partito in crisi o una crisi di identità? I numeri sono chiari: dei sedici mila tesserati di dieci anni fa, in provincia di Salerno adesso se ne contano appena duemila. I dati delle amministrative lo sono altrettanto: i dem vincono in trasferta in provincia di Napoli ma perdono in casa senza neanche aprire una riflessione interna. Il segretario regionale – ma salernitano – Piero De Luca si è limitato a commentare i risultati positivi del Napoletano sorvolando su quelli del Salernitano.
I motivi di questa crisi invece sono meno chiari o, tutt’al più, appaiono così all’esterno. Fatto sta che i dem continuano a perdere pezzi e, anche se questo è il momento meno adatto per uscire allo scoperto (visto l’approssimarsi delle politiche 2027), già dopo la tornata dei ballottaggi pezzi importanti e storici dei dem potrebbero abbandonare il partito.
L’addio che farebbe più rumore sarebbe quello di Franco Picarone, deluchiano della prima ora che negli ultimi due mandati da sindaco di Vincenzo De Luca ha ricoperto ruoli importanti in giunta (prima come assessore al Bilancio e poi al Commercio) e che è comunque rimasto al suo fianco durante la decennale esperienza in Regione ricoprendo il ruolo di presidente della commissione Bilancio.
«Mi sto guardando intorno», ha detto di recente in una intervista rilasciata all’emittente televisiva SudTv. E, a quanto pare, è vero, dal momento che diventano sempre più consistenti le voci che lo vedono corteggiato da più fronti politici antideluchiani. Le ultime indiscrezioni parlano di un ammiccamento verso Italia Viva-Casa Riformista, il partito che in Campania si regge sull’asse Manfredi-Renzi e che – soprattutto in Regione – ha captato la distanza che si creata tra Picarone e i De Luca (padre e figlio) e ne approfitterebbe volentieri.
La seconda – ma forse la prima – a lasciare il Pd potrebbe essere Anna Petrone, ex consigliere regionale, che più volte a Linea Mezzogiorno ha dichiarato apertamente di non rispecchiarsi nella gestione del partito a Salerno, soprattutto dopo la scelta di non presentare il simbolo alle amministrative. In campagna elettorale la Petrone è stata intercettata più volte in compagnia dei sostenitori di Franco Massimo Lanocita.
Anche su Federico Conte sono tante le voci che circolano. Qualcuno darebbe l’ex parlamentare di Articolo1 in dirittura d’arrivo in casa Forza Italia, che – tutto sommato – sarebbe coerente con la sua estrazione socialista. Ma Conte smentisce ufficiosamente, però il suo silenzio è la prova di come sia cresciuto un sentimento di delusione dopo le elezioni regionali.
Quattro anni fa fu Simone Valiante a non rinnovare la tessera. Il motivo? «In Campania e a Salerno il Pd non è un partito ma un’organizzazione che si basa su un sistema di potere», aveva detto andando via.
Dopo l’ultimo congresso che in provincia di Salerno ha eletto Giovanni Coscia, le liste per le comunali sembrano non siano state approvate dalla direzione come si faceva un tempo, quando una volta approvate venivano ratificate anche dai dirigenti regionali. Perché allora, anche a Napoli, il Pd a Salerno si chiamava “Progressisti”.
Successe persino venti anni fa quando Vincenzo De Luca sconfisse l’Ulivo di Alfonso Andria. Il Pd non c’era ancora, ma i Ds sì.

