De Luca, Cafoni tremate. Sta Tornando la “Città giardino”

Perché fare una riflessione sul «sistema giustizia» e sulla «attività di singoli magistrati» che dopo 30 anni hanno assolto a Firenze Silvio Berlusconi quando si ha l’investitura popolare di cambiare il volto della città?
Ed eccolo allora Vincenzo De Luca V illustrare dalla sua tribuna social la nuova Salerno, la «città giardino» che tanto declamò prima di partire per Napoli e che ora è pronta a tornare proprio come ha fatto lui.

«Un unico giardino dal centro storico fino ai Giardini della Minerva», ad accogliere i turisti che sbarcano dalle navi, dove in ogni angolo ci sono fiori – meglio giapponesi in pieno stile Kazuyo Sejima – e dove a curarli ci sono «giovani detenuti» del carcere di Salerno «selezionati ovviamente in base alle loro capacità: falegnami, elettricisti, manutentori» e a cui affidare anche la manutenzione del verde pubblico «perché mancano figure». De Luca dice di averne già parlato con il direttore del carcere di Fuorni, Carlo Brunetti. «Speriamo che l’idea si concretizzi, perché sarebbe un’iniziativa di utilità per la città ma anche di sensibilità sociale nei confronti di chi soffre».
È un De Luca che ricorda i vecchi temi tanto cari alla sinistra degli anni Settanta quello che annuncia di raddoppiare il numero di pensiline dinanzi al carcere di Fuorni, ma dura poco perché poi ritorna lo sceriffo di sempre che sulla stelletta ha inciso la frase «Cafoneria zero».

Zero movida chiassosa, zero parcheggiatori abusivi, zero rovistatori – «nuova figura sociale della modernità» – che avrebbe accolto volentieri alla stazione l’altrieri sera «quando scendono dai treni con i carretti per rovistare nell’indifferenziato».

Zero fuochi d’artificio sparati senza autorizzazione a mezzanotte da chi festeggia compleanni o comunioni ma anche da chi avverte che è arrivata la droga – «un fenomeno che non conoscevo» – che annuncia di aver già segnalato in Procura.

Poi c’è il De Luca architetto «della bellezza» contro «il degrado» e la «cafoneria», che elogia lo stile moderno utilizzato da due giovani architette per riqualificare un bar. E poi ancora il capo cantiere che controlla se i lumen di piazza San Francesco e di via Luigi Guercio siano stati effettivamente raddoppiati e triplicati «perché l’illiminazione garantisce la sicurezza dei cittadini».

Infine viene fuori il politico che è in lui. Un «artigiano della politica» a cui spetta un «lavoro pesante» e che si scontra con la palude burocratica decisa dell’ «alta politica», per la quale disegnare il volto di una città è «una cosa inutile» perché a Roma ci sono gli «statisti che ignorano questo lavoro».

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