Quello che due giorni fa era quasi scontato, ieri è diventata una certezza.
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre campani arrestati lunedì scorso con l’accusa di essere gli esecutori materiali dell’attentato dinamitardo fatto a Sigfrido Ranucci il 16 ottobre scorso.
Antonio Passariello e Saverio Mutone (difesi dall’avvocato Generoso Pagliarulo), che secondo il pm Carlo Villani avrebbero piazzato l’ordigno davanti casa del conduttore di Report, sono stati sentiti per primi nel carcere di Rebibbia.
Poi è toccato a Pellegrino D’Avino (difeso dal penalista Antonio Falconieri), figlio naturale di Passariello e considerato l’intermediario tra gli esecutori materiali e il mandante – «quello», come viene chiamato nelle conversazioni intercettate dagli inquirenti – che la Procura di Roma preme per identificare. D’Avino è accusato anche di aver effettuato un sopralluogo nei pressi dell’abitazione di Ranucci a Pomezia dieci giorni prima l’esplosione dell’ordigno insieme alla sua convivente Marika De Filippis.
La donna, che da lunedì è agli arresti domiciliari nella sua casa di Avella (in provincia di Avellino ma molto vicina al Nolano), sarà sentita stamattina nella caserma dei carabinieri di Bajano. I suoi legali Falconieri e Pagliarulo hanno chiesto ed ottenuto dalla gip Iole Moricca di evitare la trasferta a Roma perché è al settimo mese di gravidanza. Ma anche la De Filippis non risponderà alle domande dei magistrati.
Lunedì prossimo i legali presenteranno richiesta al Riesame per un allentamento della misura cautelare e, nello stesso momento, chiederanno l’acquisizione di tutti gli atti di indagine prodotti dalla Procura. Solo i seguito, e solo dopo aver parlato con i loro assistiti, decideranno la linea difensiva da seguire.
Intanto ieri mattina, dopo gli interrogatori in carcere a cui ha partecipato anche il pm Villani, il sostituto antimafia ha convocato Ranucci in Procura per un colloquio durato oltre un’ora, in cui il giornalista ha ripercorso tutte le inchieste condotte da Report che hanno riguardato l’area del Nolano in cui vivono i quattro arrestati che una mail anonima inviata al pm ipotizzava affiliati al clan Moccia di Afragola. Al conduttore di Report è stato chiesto se conosceva uno dei quattro arrestati e se avesse avuto in passato attriti con alcuni di loro.
«Al momento – ha riferito Ranucci – gli inquirenti stanno lavorando a 360 gradi e non escludono alcuna pista, compresa quella del gesto isolato di un pazzo».

