Attentato Ranucci, al via Gli interrogatori di garanzia degli arrestati

Una linea difensiva (al momento) quasi scontata.
Antonio Passariello, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, considerati gli esecutori materiali dell’attentato del 16 ottobre scorso a Sigfrido Ranucci saranno sentiti stamattina dal gip di Roma, Iole Moricca, e dal pm della Dda Carlo Villani. Probabile che tutti e tre si avvarranno della facoltà di non rispondere. Marika De Filippis, la convivente di D’Avino che è ai domiciliari, invece sarà interrogata domani mattina.

La posizione di D’Avino, per il momento, resta quella più delicata. Considerato l’intermediario con il mandante – che nelle intercettazioni telefoniche ed ambientali viene sempre appellato con l’aggettivo «quello» – una sua eventuale collaborazione potrebbe dare la svolta decisiva alle indagini e portare gli inquirenti direttamente sulle tracce del mandante o dei mandati.

D’Avino, difeso dall’avvocato Antonio Falconieri (che assiste anche la sua compagna), è colui che – da quanto emerege dall’ordinanza del gip – avrebbe ricevuto istruzioni dal mandante per favorire la fuga dei tre arrestati con tanto di sostegno economico. «Ti caricano la carta anche con 200 euro al giorno», aveva riferito a suo padre Antonio Passariello e a Saverio Mutone (entrambi difesi dall’avvocato Gennaro Pagliarulo), ipotizzando anche una soluzione alternativa: dire agli inquirenti (qualora li avessero scoperti) di essere stati a Roma per incontrare un albanese per questioni di droga: versione che certamente non potranno più usare come alibi.

A fare i loro nomi al pm Carlo Villani è stato Davide Netti, uscito di galera otto giorni prima dell’attentato e attualmente a processo a Napoli con l’accusa di aver incendiato parecchie automobili in un parco di Portici per vendicarsi di un torto subito da suo cognato.

La mail che il 6 aprile scorso giunge all’indirizzo di posta elettronica del sostituto antimafia è anonima ma il pm, che era già sulle tracce dei tre di Avella e di Cicciano grazie all’individuazione della Fiat 500X utilizzata per posizionare l’ordigno esplosivo davanti casa di Ranucci, era riuscito a risalire al vero autore della missiva.

Del resto Netti era già finito in una intercettazione del 24 marzo precedente in cui aveva ricevuto confidenze da Passariello e Luca Amato (indagato) sull’attentato al conduttore di Report. Addirittura Amato aveva detto di aver partecipato anche lui alla trasferta criminale romana, salvo poi scoprire (sempre dalle intercettazioni) che in realtà non c’era stato.

Ma, cosa aveva spinto Netti a svelare i nomi di Passariello e Amato? Il timore che gli inquirenti potessero pensare che dietro l’attentato ci sia stato il volere del clan Moccia di Afragola.

«Vi do una mano a prendere quel deficiente – scrive Nettiha fatto quel casino fuori casa di Ranucci non sto scherzando, ma se me lo vendo è perché lui ha lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare ai compagni che ha intorno e con i quali fa altre attività malavitose che a lei non interessano. Quindi lei potrebbe capire una cosa per un’altra. Lui lavora per gli amici di Nola e se ce lo avesse detto non glielo avremmo mai permesso, perché Ranucci a noi non ci ha fatto niente e questi sono guai che non vogliamo, allora prima che si mischiano le carte, le cose stanno così…».

E dunque comincia a dare indicazioni ben precise su nomi e indirizzi di Passariello e Amato che effettivamente corrispondono a verità. Tranne l’appartenza al clan Moccia «che – scrive la gip – allo stato, non era stata riscontrata».

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