Attentato a Ranucci, arrestato il commando ma si cercano i mandanti

Gli esecutori ci sono. I mandanti ancora no.
Sono stati arrestati ieri i tre esecutori dell’attentato al giornalista di Report, Sigfrido Ranucci, il 16 ottobre scorso. Si tratta di Antonio Passariello di Cicciano, Pellegrino D’Avino e Saverio Mutone di Avella. Ai domiciliari è finita Marika Di Filippis.

La gip di Roma, Iole Moricca, non ha contestato il reato di strage (come chiesto dal pm Carlo Villani), perché l’aver utilizzato un esplosivo costituito «da una carica detonante di ridotta massa attiva non può ritenersi univocamente espressione della volontà di uccidere», ma ha riconosciuto comunque l’aggravante del metodo mafioso relativa ai reati di detenzione, porto in luogo pubblico e utilizzo di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento.

Incastrati dalla testimonianza di due giovani ragazzi che quella sera in via Po a Pomezia hanno visto salire in un’auto nera tre uomini – che poi si sarebbero rivelati essere due – e sfrecciare via in gran fretta. Quell’auto era una Fiat 500X immortalata da una telecamera posizionata in via Pontina che ne avrebbe seguito il percorso fino al litorale romano e poi a ritroso verso sud. Incrociando le immagini alle celle a cui si sono agganciati i cellulari degli arrestati che avrebbero seguito lo stesso percorso fatto dall’auto. Da qui la Dda di Roma ha scoperto anche un sopralluogo effettuato sei giorni prima dell’attentato davanti casa di Ranucci.

Le fasi dell’attentato
Il 10 ottobre scorso da Avella parte un’auto diretta a Pomezia, guidata da Pellegrino D’Avino. Con lui c’è la sua compagna Marika De Filippis. L’auto staziona nei pressi dell’abitazione di Ranucci per un po’ e poi fa ritorno ad Avella. Sei giorni dopo è una Fiat 500X a ripartire dalla Campania per raggiungere il litorale romano. A bordo ci sono Antonio Passariello, padre biologico di Pellegrino D’Avino, e Saverio Mutone. Passariello ha vari precedenti per droga, estorsione e violenza sessuale. Mutone è incensurato ma per la gip «è parte organica del sodalizio». La 500X arriva a Pomezia alle 22.04 e riparte tredici minuti dopo. L’ordigno è scoppiato da poco, ma i giovani testimoni vengono insospettiti dalla velocità a cui viaggia la Fiat.
Il concessionario della 500X
Individuata l’auto, gli inquirenti si recano dal concessionario di Avella, dove tre giorni prima la figlia della compagna di Passariello aveva noleggiato la Fiat, ma il contratto lo aveva firmato suo zio. A quel punto il concessionario va nel panico e spiffera tutto. «Succede sempre così – si sente in un’intercettazione – si prendono le macchine con il documento di un “bravo cristiano” e vanno a fare danni». Ormai non ci sono più dubbi: a mettere l’ordigno sono stati Passariello e Mutone. Ma da chi hanno preso l’esplosivo?
Il ruolo di D’Avino
È il figlio di Passariello a procurare l’esplosivo. Lo fa spesso, perché a febbraio scorso riceve un messaggio vocale da tale Massimo che gli dice di aspettare se vuole del materiale più potente. D’Avino acconsente e promette: «Dobbiamo buttare i palazzi a terra».
Suo suocero gli chiede se Massimo è lo stesso fornitore dell’esplosivo usato a Roma. D’Avino risponde che per la trasferta romana si era rivolto ad altri. Ed è sempre D’Avino a stare in contatto con «quello»: il mandante.

I mandanti

L’aver individuato il commando che ha fatto esplodere l’ordigno è il punto di partenza per arrivare a chi ha commissionato l’attentato al giornalista romano. L’aver ingaggiato criminali campani fa credere agli inquirenti che ci possa essere un collegamento con la camorra napoletana. Avella è un comune più vicino all’area Nolana che all’Irpinia. E a Nola a contendersi il territorio sono da sempre il clan Russo (legato alla vecchia camorra) e il clan Sangermano. Dediti entrambi ad estorsioni, droga e tentativi di infiltrazioni elettorali.
A chi avrebbe dato fastidio Ranucci con le sue inchieste? E se il presunto coinvolgimento della camorra fosse l’ennesimo tentativo di depistaggio?
Fin dal primo momento Ranucci ha sempre escluso la matrice politica dell’attentato, ma le indagini non tralasciano nessuna pista e chissà se gli arresti di ieri non possano essere fondamentali per dare una svolta al mistero.

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