Lo aveva detto già durante la sua visita a Castel Volturno. Nessuno scontro con il governo sulla questione Cpr bensì un dialogo istituzionalmente corretto per spiegare le ragioni della propria contrarietà alla sua realizzazione.
Il presidente Roberto Fico però aveva già dato mandato di studiare la strategia per blindare l’area su cui dovrebbe essere realizzata la struttura. E l’assessora all’Ambiente, Claudia Pecoraro, si è messa subito al lavoro. La vicinanza di un’area umida – detta “La Piana” – dove coesistono specie rare di uccelli da preservare ha di certo facilitato il compito della giunta. Richiedendo ovviamente anche l’intervento dell’assessora alla Biodiversità, Fiorella Zabatta.
Insieme dunque hanno tirato fuori la Direttiva “Uccelli” dell’Unione Europea – che si inserisce nel potenziamento della Rete Natura 2000 a salvaguardia degli ecosistemi – che impone agli Stati membri di individuare come Zone di Protezione Speciale i territori più idonei alla conservazione delle specie protette, comprese quelle migratrici, basandosi su criteri esclusivamente scientifici. E l’area “La Piana” sembra avere tutte le caratteristiche per rientrare in questa zona protetta.
Cosa può fare allora il governo contro una direttiva europea? Di certo non può violarla ma solo rispettarla: pena l’ennesima contravvenzione.
Però l’Europa ha sancito anche l’obbligo per gli Stati membri di realizzare i Centri di permanenza per il rimpatrio come misura di sicurezza contro l’immigrazione clandestina.
Del resto, l’otto maggio scorso, è toccato alla sottosegretaria di Stato ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, rispondere ad un’interrogazione urgente del deputato pentastellato Agostino Santillo sul Cpr, che evidenziava anche la questione ambientale.
La sottosegretaria si appellava proprio al «controllo delle frontiere esterne» richiesto dall’ Unione «alla quale l’Italia non può sottrarsi, a meno che non voglia incorrere nella violazione delle norme unionali e nelle conseguenti sanzioni», replicava e aggiungeva che «anche le norme in materia ambientale si applicano nei limiti di compatibilità con gli speciali compiti ed attività delle suddette infrastrutture» spiegando che il progetto di realizzazione prevede «comunque una fascia perimetrale di larghezza pari a 10 metri per la piantumazione di alberi di alto fusto, secondo prescrizioni dettate dal competente Raggruppamento Carabinieri Biodiversità».
Basteranno gli alberi a preservare l’ecosistema, riconosciuto anche a Roma? Sembra di no, e quindi lo scontro che si voleva evitare ci sarà.

