C’è un passaggio nelle 75 pagine dell’ordinanza di accoglimento dell’interdizione di un anno al primario del Monaldi Guido Oppino e di sette mesi alla sua collaboratrice Emma Bergonzoni (accusati di aver falsificato il referto operatorio stilato dopo il trapianto fallito che è costato la vita al piccolo Domenico Caliendo), che meglio spiega il motivo della decisione del gip Mariano Sorrentino.
Ed è questo: «Il referto operatorio è incentrato essenzialmente ed unicamente sull’impiego del ghiaccio secco per il trasporto del cuore e sul conseguente congelamento dell’organo mentre pretermette totalmente, dissimulando il vero, la potenziale concausa costituita dal possibile difetto di coordinamento temporale tra i medici operanti a Napoli e quelli provenienti da Bolzano».
Cioè tra il cardiochirurgo Oppido e la dottoressa Gabriella Farina che il 23 dicembre 2025, con il suo assistente Vincenzo Pagano (tutti accusati di concorso in omicidio colposo), sarebbe arrivata al Monaldi intorno alle 14.23 così come attesta anche la relazione della Polizia Stradale che li ha scortati dal momento in cui sono atterrati a Capodichino (13.59) fino all’arrivo in ospedale.
A quell’ora, al Monaldi, Guido Oppido, come ha sempre sostenuto la Procura, avrebbe cominciato la Cec (circolazione extracorporea) alle 14.02: orario riportato sulla cartella circolatoria dalla perfusionista Virginia Terracciano e su quella anestesiologica dalla dottoressa Francesca Blasi (indagata). Per poi procedere al clampaggio del cuore di Domenico alle 14.18, prima di procedere alla cardiectomia che «un chirurgo esperto come Oppido» l’avrebbe eseguita al massimo entro 15 minuti.
Quindi, scrive il gip, sarebbe terminata «al più tardi alle 14.23», quando cioè la Farina e Pagano sarebbero giunti al Monaldi ed il caposala Francesco Farinaceo sarebbe corso giù per prendere il box frigo – «per accelerare i tempi» – come ha detto agli inquirenti e come hanno confermato anche gli altri operatori presenti in sala – e portarlo in sala operatoria alle 14.26.
«A quell’ora – spiega il gip – la Farina non c’era», era andata a lavarsi perché avrebbe dovuto eseguire la cardioplegia. Tanto che la scoperta del ghiaccio fumante nel box frigo l’avrebbe fatta Farinaceo, mentre alle 13.34 il cuore del piccolo Domenico era già stato espiantato e poggiato su un tavolo. C’è un video che lo riprende ancora pulsante, ma tre minuti dopo comincia a rallentare i battiti.
«La falsa e duplice rappresentazione temporale contenuta nel referto operatorio – aggiunge il gip – mirava ad evitare che la luce dei riflettori si accendesse anche sugli stessi chirurghi che operavano in sala al Monaldi e che poi redigevano l’atto operatorio».
Il gip sottolinea anche l’inadeguatezza del provvedimento di sospensione adottato dal Monaldi nei confronti del primario che «sebbene sia a tempo indeterminato» non impedirebbe ad Oppido di esercitare la professione anche in altre stutture sanitarie private o convenzionate. Provvedimento «le cui sorti sfuggono al controllo di questa autorità giudiziaria – conclude Sorrentino – e che potrebbe essere revocato ovvero sospeso e impugnato o annullato, così lasciando sguarnite le esigenze cautelari da presidiare» così che «il divieto impedirà la perpetrazione di ulteriori illeciti della stessa specie».

