Una soluzione per ovviare al ritiro del decreto sull’inserimento dei medici di medicina generale all’interno delle Case e degli Ospedali di Comunità, il governatore della Campania Roberto Fico sembra già averla.
«Abbiamo programmato in due giunte 62 milioni come incremento per nuove assunzioni o stabilizzazioni e altri 98 milioni per l’assunzione di personale nelle Case e negli Ospedali di Comunità», dice il presidente pentastellato annunciando che a breve partirà anche un bando unico regionale per gli infermieri di comunità così come le procedure di stabilizzazione dei precari nei vari ospedali campani. «Quindi – aggiunge – noi stiamo lavorando per riempire di persone e contenuti le case di comunità e gli ospedali di comunità».
Il rischio che le circa cento case di comunità aperte in Campania (a fronte delle 168 previste dal Pnrr da attivare obbligatoriamente entro la fine del mese) non potranno funzionare al cento per cento a causa della carenza di personale c’è e purtroppo non è neanche molto aleatorio ed il ritiro della riforma – su cui si è consumato l’ennesimo strappo in seno alla maggioranza di governo – rende il pericolo più concreto.
Ecco perché il governatore ha insistito nel dire che «Noi chiediamo e vogliamo e lavoriamo anche per un aiuto importante dei medici di medicina generale che nelle case di comunità devono in qualche modo avere un ruolo».
Anche perché è lo stesso presidente che, al di là delle contrapposizioni politiche e partitiche, ammette di aver «appoggiato quel decreto come Regione Campania, perché pensavamo che su base volontaria i medici di medicina generale potevano essere anche assunti e dare un contributo per un tot di ore all’interno delle case di comunità. Se non ci sarà questo decreto – aggiunge – lavoreremo anche in un altro modo con i medici di medicina generale».
L’apertura e il perfetto funzionamento delle Case di Comunità è fondamentale per una regione come la Campania che, in diciannove anni di piano di rientro e commissariamento, ha dovuto tagliare posti letto, reparti e pronto soccorso di vari ospedali, che adesso soffrono il sovraffollamento degli accessi e ritardi nei ricoveri.
La medicina territoriale di prossimità sarebbe infatti la soluzione più efficace per alleggerire il lavoro degli operatori sanitari dell’emergenza-urgenza che già devono fare i conti con la carenza di personale.

