Omicidio Vassallo, Due Procure impugnano il proscioglimento di Cagnazzo

Non una, ma due Procure impugnano il proscioglimento e chiedono che il colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, prosciolto a fine marzo dall’accusa di concorso in omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, sia rinviato a giudizio.

L’appello è stato depositato giovedì. La pm Elena Guarino aveva lasciato già intendere di impugnare la sentenza di non luogo a procedere durante la prima udienza del processo con il rito abbreviato scelto dall’aspirante collaboratore di giustizia Romolo Ridosso.

Il nome del colonnello Fabio Cagnazzo era stato citato più volte nella sua requisitoria, consegnata allo stesso gup Giovanni Rossi che, il 27 marzo scorso, ha prosciolto il colonnello dei carabinieri.

Il figlio di Angelo, Antonio, proprio a Linea Mezzogiorno, aveva dichiarato qualche giorno dopo il deposito delle motivazione della sentenza di proscioglimento, che l’appello sarebbe stato la «cosa più giusta da fare».

Ma che un’istanza fosse firmata dai massimi vertici delle due procure è il segnale che sull’omicidio Vassallo ci sarebbero ancora tante cose da approfondire e che forse, come ha sottolineato anche Antonio Vassallo, solo un dibattimento può fare: le telecamere del negozio di telefonia, l’interrogatorio del carabiniere che avrebbe sentito gli spari la notte dell’omicidio, le cicche di sigaretta lasciate sulla scena del crimine.

Ma, a questo punto, ritorna centrale il ruolo e il peso – di credibilità e di attendibilità (smontato dalla Cassazione prima e dal Riesame dopo) – del boss di Scafati, che ieri mattina ha partecipato in videocollegamento alla penultima udienza del processo che lo riguarda.

Ridosso non ha mai menzionato Cagnazzo nei suoi 19 interrogatori resi in quasi dieci anni, se non per dire che glielo aveva nominato l’ex brigadiere Lazzaro Cioffi per tranquillizzarlo sull’infrazione commessa con l’auto durante il sopralluogo ad Acciaroli.

Ma Ridosso resta pur sempre colui che ha confermato l’esistenza di un traffico di droga ad Acciaroli gestito – come ritiene l’accusa – da Cioffi, Giuseppe Cipriano e Giovanni Cafiero, che il sindaco Vassallo avrebbe scoperto e che avrebbe denunciato se non fosse stato ucciso.

Ridosso è anche colui che ha ammesso di essersi offerto di gambizzare Vassallo su richiesta di Cipriano a cui erano state negate le autorizzazioni per aprire un cono pizza.
Ora la decisione spetta alla Corte d’Appello.

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