Province bocciate, la Regia dei depuratori passa alla Regione

Che fine ha fatto il progetto dei Grandi Depuratori Consortili? Quello che fu sponsorizzato dall’ex giunta De Luca come lo strumento che avrebbe finalmente risolto il problema dell’allacciamento delle reti fognarie ai collettori principali e avrebbe salvato la balneabilità del mare campano e la qualità dei prodotti agricoli?

Nel 2021 l’Ente Idrico Campano stilò un quadro di investimenti che superava i sei miliardi tra la manutenzione ed il potenziamento di reti fognarie, collettori e depuratori già esistenti e la realizzazione di nuovi impianti.

Ebbene, il mega progetto esiste ancora ma solo sulla carta, perché i due progetti che si occupano dei depuratori (cioè delle acque reflue da depurare) «nonostante dal 2013 ad oggi sono stati fatti e finanziati, hanno perso sempre i finanziamenti e non sono mai stati portati a compimento».

Lo ha rivelato l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro nell’ultima riunione della commissione che si occupa di ambiente, anticipando l’intenzione della Regione di togliere alle Province campane la regia dei depuratori ed avocarli al proprio assessorato.
L’incompiutezza del mega progetto investe infatti tutte e cinque le province, ma ce n’è una che sembra fare caso a sé.

La Provincia di Salerno
Dal 2017, il progetto relativo alla depurazione delle acque reflue prevede l’avvio di nove comparti. Non tutti però sono funzionanti, molti di loro sono stati chiusi dalla Provincia perché sarebbero state fatte delle modifiche che non hanno consentito di depurare tutte le acque refluee. Decisione che non è stata gradita all’ex consigliera di opposizione del Comune di Salerno che – previo accordo con il presidente Fico e con gli uffici dirigenti – ha deciso di revocare all’amministrazione provinciale la regia dei comparti dei depuratori consortili salernitani, avocando al suo assessorato tale potere.

Il caso Battipaglia
Che in provincia di Salerno ci sono tanti paesi e tante città le cui acque reflue non vengono portate in scarico nel depuratore è noto da tempo. Se non fosse stato così, i miliardi stanziati per il progetto dei Grandi Depuratori Consortili non avrebbe avuto senso. Si pensa soprattutto ai piccoli paesi della aree interne ed anche alla Costiera Amalfitana. Invece il caso particolare e più allarmante è Battipaglia, che scarica a mare le sue acque refluee. Lo sa l’Unione europea che ha aperto una procedura di infrazione, lo sa da tempo la Regione, ovviamente lo sa il Comune interessato ma lo sa soprattutto il vicino Comune di Pontecgnano, che paga le irregolarità commesse dalla cittadina della Piana del Sele. Perché le acque refluee che arrivano alla foce del fiume vengono trasportate dalla corrente nello specchio d’acqua di fronte Pontecagnano, le cui acque non risultano balneabili mentre quelle di Battipaglia sì.

La questione Solofra
Se la provincia di Salerno piange quella irpina non sorride. In Campania si irrigano le coltivazioni con l’acqua potabile, ma l’acqua potabile delle falde acquifere viene usata anche ai fini industriali. Succede a Solofra, terra di concerie e di vetrerie, «dove è stata anche inquinata la falda» e «i pozzi che prendono l’acqua per fare le concerie sono pozzi di acqua da potabilizzare, di acqua dolce». Da loro canto, le vetrerie «pagano due lire di concessione demaniale per l’apertura del pozzo e si prendno tutta l’acqua che vogliono». Il risultato? La Regione finora non ha mai fatto un censimento puntuale sul quantitativo di acqua che possiede.

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