Omicidio Anna Borsa, ergastolo bis per Alfredo Erra

Nessuna attenuante generica, nessuna incapacità di intendere di volere. Solo una parola, la stessa che si è sentito pronunciare già in primo grado: ergastolo. Anche per la Corte d’Assise d’appello, Alfredo Erra merita la pena più alta per l’omicidio di Anna Borsa, la giovane parrucchiera uccisa a Pontecagnano il primo marzo del 2022 nel salone di bellezza dove lavorava.

La sentenza è stata emessa ieri in tarda mattina, dopo una serie di udienze in cui la difesa dell’assassino (avvocato Pierluigi Pastore) ha tentato di giocarsi la carta di una nuova perizia psichiatrica nel tentativo di provare lo stato di alterazione psico che quel primo marzo di quattro anni fa portò Erra a sparare contro Anna.

Invece, anche per i giudici di secondo grado, l’assassino era perfettamente lucido nel momento del delitto che, ritengono, sia stato anche premeditato. Così, come del resto, aveva già scritto il gip di Salerno, Francesco Guerra, nelle dieci pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che lo condusse in carcere.

«Ferocia, allarmante lucidità», ma anche «impressionante noncuranza» per la vita altrui: queste le parole del giudice e questa la ricostruzione di quel giorno maledetto in cui Alfredo Erra fece irruzione nel salone di parrucchiere di via Tevere a Pontecagnano dove Anna lavorava.

Quella mattina dopo averla sparata, Erra punta la pistola contro se stesso e si spara alla testa, ma il colpo non è mortale. Al punto che riesce ad esplodere altri colpi di pistola contro colui che ritiene essere il nuovo compagno di Anna che, frattanto, è giunto nel negozio perché allarmato dalle urla che si sentono fino in strada.

L’uomo viene ferito ma per fortuna non è in pericolo di vita. Intanto Erra si dà alla fuga: verrà bloccato ed arrestato nel pomeriggio in una stazione di servizio sull’autostrada nel Salernitano. L’accusa è di omicidio e tentato omicidio.

Dalle indagini della procura emerge chiaramente che l’assassino non ha mai accettato la fine della loro relazione – Anna ed Erra si erano lasciati da otto mesi – e continuava a perseguitare la giovane donna tormentandola con continue minacce. Ma Anna, nonostante l’insistenza di amici e parenti, non lo aveva mai denunciato perché spaventata da una possibile reazione violenta del suo ex. Reazione che purtroppo il primo marzo scorso che la provocato la morte.

Dal femminicidio di Anna Borsa è nata una Fondazione che porta il suo nome e con cui la famiglia ha avviato un serie di iniziative volte ad educare i giovani all’amore sano contro ogni forma di violenza.

Torna in alto