Se per la sostituta procuratrice generale Giovanna Lerose, Piero De Luca non era il socio occulto della Ifil – ma avrebbe comunque contribuito al crac – ed Emilio Ferraro risulta dagli atti camerali amministratore di diritto della società gestita in realtà solo da Mario Del Mese, perché De Luca jr è stato assolto e Ferraro condannato? In che modo Ferraro avrebbe favorito il deputato dem se questi non era un socio occulto?
Se da un lato il professore Andrea Castaldo, che ha difeso il segretario regionale democrat, dichiara che anche in appello «è stata ribadita l’infondatezza dell’ipotesi accusatoria», dall’altro la difesa di Emilio Ferraro potrebbe cominciare a porsi delle domande che – quando saranno depositate le motivazioni della sentenza – potrebbero anche costituire il fondamento di un eventuale ricorso in Cassazione.
Piero ed Emilio, entrambi avvocati, ma prima ancora entrambi praticanti del compianto avvocato amministrativista Antonio Brancaccio (da sempre difensore del sindaco Vincenzo De Luca prima che venisse sostituito dal professore Castaldo) e poi, successivamente, soci di uno studio legale in corso Garibaldi: hanno tante cose in comune il deputato e l’avvocato prima che le loro strade si separassero.
Nel 2010 l’aspirante politico è consigliere referendario alla Corte di Giustizia europea in Lussemburgo, Mario Del Mese lavora in appalti pubblici e privati e l’avvocato Ferraro ne diventa socio e amministratore per un breve periodo, salvo poi lasciare l’incarico dopo sei mesi circa perché – ha tentato di dimostrare a processo – di non poter amministrare concretamente la società.
Qualche anno dopo (cioè nel 2014), ad inchiesta scoppiata, ognuno va incontro al suo destino: politico quello di Piero, giudiziario quello di Del Mese e Ferraro cosa fa? L’avvocato specializzato in diritto amministrativo continua a fare il suo mestiere, del resto ha accumulato tanta esperienza come consulente legale e supporto Rup in molte società partecipate: da Salerno Mobilità a Salerno Pulita, dall’Asi a Ecoambiente Salerno.
Per un decennio continua a svolgere la libera professione e poi partecipa al bando dell’Ente d’Ambito per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (che rappresenta tutti i Comuni appartenenti all’Ambito Territoriale Ottimale “ATO Salerno”) per il ruolo di direttore generale, rimasto vacante anche dopo l’interpello rivolto ai dipendenti comunali autorizzati per legge a ricoprire l’incarico. Ne partecipano tre: due vengono ritenuti privi dei requisiti, uno invece li possiede ma «l’ammissione di un solo candidato non consente un confronto tra figure in possesso di comprovata esperienza e professionalità» si legge nella delibera del 12 dicembre 2024 firmata dal presidente dell’ente Giovanni Coscia, attuale segretario provinciale dem.
Così viene bandito un avviso pubblico. Alla prova ora vengono ammessi sette candidati e su tutti la spunta Emilio Ferraro che, con delibera di Consiglio d’Ambito (numero 23), del 19 dicembre scorso, viene nominato direttore generale.

