Il sindaco Pizza? “Un Restauratore prigioniero del Pd”

Nello Pizza “il Restauratore”. Al nuovo sindaco di Avellino, unica espressione del campo largo nei comuni capoluogo al voto di primavera, è stato già attruibuito un soprannome che contiene in sé una critica ferocissima.
A lanciarla è Rifondazione Comunista che, con la civica “Avellino Città Pubblica” aveva lavorato ad una proposta alternativa nei tavoli pre elettorali, condividendo la necessità di una spinta di rinnovamento. Invece al posto del rinnovamento c’è stata la Restaurazione e la giunta nominata da Pizza ne sarebbe la dimostrazione: «un minestrone di vecchie glorie, fedelissimi petracchiani (area consigliere regionale dem Maurizio Petracca; ndr) ed ex esponenti dell’amministrazione Festa», affermano in coro Arturo Bonito e Costantino D’Argenio (rispettivamente segretario provinciale e cittadino di Rifondazione).
«Parliamo di figure già ampiamente coinvolte nel governo cittadino degli ultimi anni – aggiungono – corresponsabili di una gestione che ha prodotto scarsi risultati in passato, distinguendosi per una preoccupante mancanza di trasparenza, in particolare nella gestione delle strutture pubbliche e dei beni comuni della nostra città».
Quanto margine di autonomia avrà dunque il “Restauratore” Pizza all’interno della sua stessa amministrazione? Rifondazione ha già la risposta ed è questa: «In queste prime e cruciali battute del suo mandato, ha dimostrato una scarsissima autonomia politica e una preoccupante mancanza di coraggio e propensione all’innovazione. Invece di guidare il processo, si è fatto guidare dalle correnti e dai vecchi apparati». Fine. Anzi no, perché le prime critiche sono arrivate a poche ore dall’annuncio dell’esecutivo da Pasquale Giuditta. Il coordinatore regionale di Noi di Centro, che in fase pre elettorale si è speso molto per non far deflagrare il campo largo (visto che su Pizza c’erano parecchi veti incrociati) ha sferrato un duro colpo al Pd, il partito «dei soliti “amici”, che non tiene in alcun conto di una coalizione che ha lavorato per arrivare unitamente alla vittoria» e che invece «pensa di poter decidere nel segreto delle stanze in via Tagliamento (la sede della segreteria dem provinciale; ndr)».
L’esordio di Pizza, dunque, non è per niente promettente. Il rischio è di diventare preda dei partiti maggiori e di perdere quelli minori. E se la sua maggioranza dovesse cominciare a vacillare, non gli resterebbe che chiedere l’appoggio esterno dell’ex Gianluca Festa.

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