Omicidio Vassallo, il 12 novembre fissato l’appello contro il proscioglimento di Cagnazzo

Le previsioni sono state confermate. L’appello contro con il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo dall’omicidio Vassallo è stato fissato il 12 novembre prossimo.

Il collegio che deciderà se accogliere il ricorso presentato dalla procura di Raffaele Cantone (con il sostegno della procura generale) sarà presieduto da Vincenzo Ferrara. Giuliano Rulli e Angela Albarano i giudici a latere.

L’udienza è stata fissata dieci giorni dopo la prima udienza del processo che vede alla sbarra l’ex brigadiere dei carabinieri Lazzaro Cioffi e l’imprenditore dei cinema Giuseppe Cipriano: udienza rinviata la scorsa settimana alla seconda sezione della Corte d’Assise per incompatibilità della relatrice Dolores Zarone che si era già occupata del caso durante la fase delle indagini.

Il ricorso presentato dalla pm Elena Guarino contro il proscioglimento di Cagnazzo aveva suscitato non poche polemiche anche da parte dell’ufficiale dei carabinieri che, in un post su facebook, aveva palesato l’ipotesi di chiedere l’intervento del ministero della Giustizia per una ispezione: richiesta mai inoltrata. 

L’appello dovrebbe svolgersi in un’unica udienza, salvo la necessità da parte del collegio di dover valutare l’enorme mole di documenti relativi alla vicenda giudiziaria di Cagnazzo. Il proscioglimento del colonnello dei carabinieri, che all’epoca dell’omicidio del sindaco di Pollica comandava la compagnia Castello di Cisterna, è arrivato dopo due sentenze (una della Cassazione e una del Riesame) che sono state determinanti per la decisione del gup Giovanni Rossi il 27 marzo scorso.

La Suprema Corte aveva difatti ritenuto inattendibile l’aspirante collaboratore di giustizia Romolo Ridosso, che qualche giorno prima dell’omicidio aveva fatto un sopralluogo ad Acciaroli con Giuseppe Cipriano per gambizzare il sindaco che non avrebbe voluto concedere all’imprenditore napoletano il permesso per aprire un cono pizza.

Questa è l’ultima versione resa da Ridosso nei diciannove interrogatori avuti con i pubblici ministeri. Prima di allora, però, il boss di Scafati è stato colui che ha parlato di un traffico di droga controllato dall’ex brigadiere Cioffi, da Giovanni Cafiero (anche lui a processo) e dai fratelli Palladino di Acciaroli. Traffico che Angelo Vassallo avrebbe scoperto e che avrebbe cercato di fermare con l’aiuto dell’allora sostituto procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, che sentito a sommarie informazioni ha sempre detto di non ricordare il contenuto delle telefonate ricevute dal sindaco né tantomeno da Fabio Cagnazzo. Neanche quella del 20 agosto 2010, quindici giorni prima di morire, quando Angelo Vassallo parla venti minuti al telefono con Domenico Palladino, che poi contatterà i suoi fratelli e questi a loro volta telefoneranno a Cagnazzo che, da ultimo, si metterà in contatto con Greco. 

Il Riesame di Salerno, a cui era giunta la sentenza di annullamento con rinvio della Cassazione, sposerà la tesi della Suprema Corte ma aggiungerà nelle motivazioni che, seppure ci fosse stata l’eventualità di una partecipazione di Cagnazzo al delitto, si sarebbe trattato di favoreggiamento postumo alla scoperta dell’omicidio che sarebbe comunque prescritto.

Dunque è questa la domanda a cui dovranno rispondere i giudici della Corte d’Appello: il colonnello dei carabinieri è coinvolto o meno nell’assassinio di Angelo Vassallo? La risposta potrà cambiare le sorti del processo oppure no. 

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