Sarà anche inattendibile Romolo Ridosso – come ha statuito la Cassazione – ma se la pm Elena Guarino insiste nella sua tesi accusatoria non è solo per le decine e decine di testimonianze raccolte in quasi quindici anni di indagini sulla rabbia e la preoccupazione di Angelo Vassallo che ha animato le ultime settimane di vita del sindaco, quanto soprattutto nei tabulati telefonici delle persone che per prime sono entrate nelle indagini dopo la rivelazione di Luca Cillo – pure lui ritenuto inattendibile – sulla scoperta di un traffico di droga da parte del sindaco di Pollica.
In una delle centinaia di informative dei Ros viene cristallizzato il giorno e l’ora in cui si dà per certo che Angelo Vassallo abbia scoperto l’esistenza di un traffico di droga e di coloro che lo gestirebbero.
È il 20 agosto 2010, quindici giorni prima dell’omicidio. Sono quasi le sei di sera e Angelo Vassallo chiama Domenico Palladino. Il sindaco poco prima ha contattato il suo vice Stefano Pisani e la segretaria comunale Carla Ripoli per prepararli ad un sopralluogo che si sarebbe dovuto tenere il giorno successivo al porto: andava chiuso uno dei locali di cui Domenico Palladino, suo amico e suo assessore comunale, era socio (anche se solo di fatto) perché aveva saputo che lì si spacciava droga e che la droga arrivava su un gommone che approdava in una località di proprietà dei Palladino.
Lo rivela Stefano Pisani agli inquirenti che, a quel punto, incrociano i tabulati telefonici di Domenico Palladino e scoprono che dopo la telefonata del sindaco si susseguiranno altre telefonate che definiscono «una sequenza anomala di eventi» e che coinvolgono i fratelli di Domenico Palladino, il colonnello Cagnazzo, il carabiniere Luigi Molaro e il sostituto procuratore di Vallo della Lucania, Alfredo Greco, una delle prime persone che la notte del 5 settembre arriverà per prima sul luogo del delitto e che Angelo contatterà anche quattro giorni dopo per denunciare la scoperta del traffico di droga.
Dopo gli oltre venti minuti di conversazione con il sindaco, Domenico Palladino chiama Molaro che, a sua volta, chiamerà i suoi fratelli Federico e Giovanni e quest’ultimo contatterà Cagnazzo. Chiusa la telefonata il colonnello contatterà Domenico Palladino prima di chiamare alla centrale operativa di Castello di Cisterna per avere probabilmente il numero del collega di Vallo della Lucania, Bruno Modica.
Dopo di che il colonnello chiama Alfredo Greco. Mancano dieci minuti alle nove di sera e il giro di telefonate è durato tre ore. Cosa ha chiesto Cagnazzo a Modica? Il numero di telefono di Greco? Modica non ricorda.
E cosa si sono detti il colonnello e il procuratore? Il colonnello stava cercando già di capire cosa stesse succedendo ad Acciaroli, vista la sua «foga investigativa» accertata dal Riesame?
Greco sentito dai colleghi salernitani un mese dopo l’omicidio dice di non ricordare di essere stato chiamato da Cagnazzo e quindi neanche cosa si fossero detti.

