Omicidio Esposito, Convalidato il fermo di Ridha Rahmouni

Ergastolo. Se il quadro accusatorio della procura, convalidato ieri dal gip Giandomenico D’Agostino, dovesse restare tale, Ridha Rahmouni rischierebbe la pena più alta. Il suo difensore, l’avvocato Giovanni Mauri, ha ipotizzato ieri mattina – alla fine dell’udienza – che il capo di imputazione sarebbe potuto cambiare, che bisogna accertare ancora alcuni dettagli sul rapporto tra vittima e carnefice e sulle circostanze in cui è maturato il delitto.

Ma il gip non ha lasciato alcuna speranza. Il capo di imputazione resta sempre l’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà, ma – peggio ancora – dalla premeditazione.

Il tunisino sarebbe andato all’appuntamento non con l’intenzione di uccidere Luca ma che questa sarebbe scattata subito dopo la lite nata tra due uomini per motivi comunque legati alla sfera intima e personale del loro rapporto.

Anche al gip D’Agostino, Ridha Rahmouni ha confermato quanto dichiarato sabato scorso al pm Alessandro Di Vico subito dopo la cattura nel casolare abbandonato di Santa Cecilia. Allo stesso tempo però avrebbe chiarito anche alcune dinamiche legate al contesto in cui è avvenuto il delitto. Chiarimenti che la difesa del reo confesso utilizzerà nel secondo tentativo di alleggerire le accuse dinanzi al Riesame di Salerno.

Luca e Amed si conoscevano e si frequentavano da quasi due mesi: sono state le chat ad accertarlo così come è stata appurata anche la natura del loro rapporto. Un rapporto che però aveva cominciato a diventare forse un po’ troppo problematico per entrambi e, nella furia, il tunisino non avrebbe trovato altra soluzione che ucciderlo.

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