Omicidio Esposito, Da amico intimo a Carnefice. Chi è Amed e come si è arrivati al tunisino

Ridha Rahmouni, 26 anni, tunisino, da Luigi “Luca” Esposito conosciuto con il nome di Amed: è lui l’assassino del giornalista sportivo trovato carbonizzato nelle campagne di contrada Cioffi ad Eboli la notte tra il 18 e il 19 luglio scorso.

A distanza di una settimana dall’efferato delitto, la procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone ha chiuso il cerchio sull’omicidio.
Amed ha confessato ieri mattina all’alba. In un italiano poco comprensibile, è stato necessaria la presenza di un interprete, per sentire dalla bocca del ragazzo ammettere «Sì, sono stato io».
Il movente
Strettamente legato alla sfera personale ed intima. Amed e Luca si conoscevano da tempo. Le conversazioni estrapolate dal cellulare della vittima, ritrovato solo ieri nel casolare abbandonato di bivio Santa Cecilia (altra frazione di Eboli) dove il tunisino si nascondeva, hanno rivelato un rapporto datato tra vittima e carnefice. Luca e Amed si frequentavano ma quella sera qualcosa è andato storto tra i due. Ne è scaturita una violenta lite degenerata poi in un massacro.
La causa della morte
Dall’autopsia eseguita martedì scorso dal medico legale incaricato dalla Procura, Gabriele Casaburi, è emerso che Luca sia stato bruciato quando non era ancora morto. Nei suoi polmini sono state trovate tracce di fumo. Ma la vittima era già riversa a terra tramortita da numerosi pugni che Amed gli ha sferrato colpendolo soprattutto al viso con una forza inaudita, prima di prendere forse un bastone di legno trovato sul luogo del delitto e continuare a colpirlo. Il bastone sarebbe andato a fuoco nel rogo che poi ha finito il povero Luigi “Luca” Esposito.
La cattura
Qualche ora prima dell’alba, i carabinieri del Nucleo operativo di Salerno supportati dai Ros e dallo Squadrone Eliportato Cacciatori di Puglia, hanno circondato il casolare abbandonato di Santa Cecilia, facilmente visibile dalla strada Statale 18. Ridha Rahmouni si è accorto di essere spacciato ma ha cercato di sfuggire alla cattura. Si è barricato all’interno di una delle tante stanze che occupava abusivamente e dove viveva in condizioni igieniche molto precarie, senza acqua e senza corrente elettrica. Poi però si è arresto e si è consegnato ai militari che, durante l’ispezioni, hanno trovato l’IPhone 18 di Luca e una carta di pagamento elettronico intestata al giornalista.
L’indizio madre
Amed aveva lasciato traccia della sua presenza all’interno della Lancia Y con cui Luca era andato all’appuntamento con colui che mai avrebbe pensato potesse trasformarsi nel suo assassino. Chi conosce Luca sa che non avrebbe mai fatto entrare qualcuno in auto se non fosse stato certo di potersi fidare. Perciò quell’impronta digitale, rilevata il giorno stesso della scoperta del cadavere, ha rappresentato anche per gli inquirenti che il movente dell’omicidio andava trovato nella vita privata del giornalista, che preferiva mantenere riservata al punto di far credere ad amici e parenti che lavorasse anche presso l’Arpac e fosse iscritto all’Ordine dei Biologi.
Amed
Sbarcato a Lampedusa nel 2023, qualche mese dopo viene fotosegnalato a Savona e a dicembre 2024 chiede il permesso di soggiorno all’Ufficio Immigrazioni di Salerno che lo respinge. Viene fotosegnalato e denunciato dai carabinieri di Eboli per occupazione abusiva di un rudere ad Altavilla Silentina. Ogni volta il ragazzo dice di chiamarsi in modo diverso. Proprio come “Luca”.

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