Il vescovo di Acerra ai criminali: “Convertitevi. State peccando”

È una fatica leggere i nomi dei 150 giovani morti nella Terra dei Fuochi. Il vescovo di Acerra Antonio Di Donna lo sa e, anche quando la sua voce si spezza dalla commozione e lo costringe a fermarsi, l’alto prelato sa che deve andare avanti.

Al suo fianco a sé c’è Papa Leone, seduto sull’altare della Cattedrale, ad ascoltarlo e a sorreggerlo. Di fronte ci sono i familiari di coloro che quei nomi continuano a piangerli e per cui chiedono giustizia.

Perciò monsignor Di Donna va avanti e racconta quella che per i novanta comuni napoletani e casertani è stata una vera «via crucis» che adesso impone di consegnare «la verità a queste famiglie». E la verità significa «dire che qui c’è stato chi ha avvelenato, chi ha taciuto, chi ha lasciato fare, e i “nuovi mercanti” che hanno guadagnato».

Dire la verità significa anche riferire al Pontefice che «all’inizio – aggiunge Di Donna – la risposta delle istituzioni è stata debole» perché «per 16 anni è stato mantenuto il segreto di Stato sulle dichiarazioni dei pentiti di camorra che confessavano gli interramenti», riferendosi al verbale secretato dell’ex collaboratore di giustizia Carmine Schiavone che nel 1997 svelò l’interramento di rifiuti tossici nei comuni della Terra dei Fuochi ma che fu divulgato solo nel 2013.

Comincia così il racconto del vescovo. Comincia dagli anni Ottanta, quando gli industriali del Nord dovevano smaltire parecchi rifiuti tossici radioattivi. Da allora «In questa casa, la nostra casa comune, come nel Tempio di Gerusalemme – aggiunge Di Donna – sono entrati nuovi mercanti, che, per ragioni di profitto, e con il silenzio colpevole di tanti, ne hanno fatto un luogo di mercato». E mentre la camorra con il silenzio di chi doveva parlare e denunciare traeva profitti, l’economia agricola della zona veniva distrutta e morivano persone oneste e impavide come il poliziotto Mancini e il vigile di Acerra Michele Liguori.

Per fortuna la gente si è ribellata all’inerzia e alla camorra. E il nome Terra dei Fuochi è stato conosciuto in tutta Italia. Ma, insiste il vescovo, bisogna far sì che «la nostra terra non sia conosciuta solo per le sue ferite, ma soprattutto per la forza della sua gente, la resilienza, laboriosità, storia e cultura, la capacità di accogliere i migranti e la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto». Anche nonostante il termovalorizzatore «di cui pure sconta il prezzo», ma adesso le cose sono cambiate. L’elogio al nuovo corso attivato dalle istituzioni con il commissario straordinario Giuseppe Valdalà.

Ma gli sversamenti illeciti non si fermano. Ecco perché il monito di Di Donna va a coloro che ancora delinquono. «Convertitevi, cambiate strada perché il vostro non è solo un reato ma un peccato».

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