Bruno Damiani parte civile senza Cagnazzo?

Avversata da tutti fin dall’inizio. La costituzione di parte civile di Bruno Damiani «‘o brasiliano» (nella foto) è stato il primo colpo di scena del procedimento sull’omicidio di Angelo Vassallo. Il secondo è stato il proscioglimento di Fabio Cagnazzo.

Due figure tanto distanti quanto vicine. Il primo dedito a reati per cui è stato condannato e di cui ha scontato la pena. Il secondo incline per professione e vocazione a perseguire il crimine.

Eppure, nel processo Vassallo, Damiani e Cagnazzo sono due figure interconnesse tra di loro, al punto che la prima non avrebbe ragion di esistere – e quindi di richiedere il risarcimento dovuto alla persona offesa – se non ci fosse anche la seconda. Perché fu il colonnello dei carabinieri di Castel di Cisterna il primo ad indirizzare i sospetti sul brasiliano e fu sempre Cagnazzo a redigere una prima informativa in cui diceva di aver appreso da «fonti confidenziali» che Damiani era stato visto litigare con il sindaco qualche giorno prima del delitto e la sera dell’omicidio passeggiava nella piazzetta del porto di Acciaroli con altri due uomini. «Gli specchiettisti», furono definiti in nell’annotazione di polizia giudiziaria consegnata alla procura di Vallo prima che l’inchiesta passasse alla Dda di Salerno.

Il giorno dopo l’omicidio, Damiani veniva perquisito e gli venivano trovati anche due biglietti aerei per il Brasile: la prova schiacciante del tentativo di darsela a gambe dopo aver sparato. Sottoposto allo stub, la prova diede esito negativo. Eppure i sospetti su Damiani non si spengono mai, anzi sarà indagato, archiviato e poi indagato di nuovo fino all’archiviazione definitiva.

Il pm di allora Rosa Volpe e il procuratore capo Franco Roberti volarono in Colombia, quando tre anni dopo fu arrestato per reati legati alla droga, per interrogarlo sul caso Vassallo. Il brasiliano non si sottrasse all’interrogatorio, ribadendo che lui con l’omicidio del sindaco non c’entrava nulla.

Ora che Cagnazzo è uscito dal processo (sebbene in attesa della decisione della Corte d’Appello sul ricorso presentato dalla Procura contro il proscioglimento), Damiani a chi dovrebbe chiedere di essere risarcito come parte offesa?

A Ridosso che – da quanto emerge da uno dei suoi interrogatori – non sapeva neanche chi fosse quando lo ha incontrato in un bar di Agnone subito dopo il sopralluogo fatto con suo figlio Salvatore e Giuseppe Cipriano ad Acciaroli?

«Faccio riferimento a Ridosso perché in questo processo c’è solo lui – ha detto ieri in aula l’avvocato Michele Sarno che difende Damiani -. C’è stata una sentenza di non luogo a procedere su cui non discuto e di fronte a cui mi devo fermare. Ma il mio assistito, per quanto non sia stato un santo, ha pagato i suoi debiti con la giustizia, però per l’opinione pubblica il suo nome resta ancora legato all’omicidio Vassallo e questo continua a condizionare la sua vita».

Quale danno avrebbe quindi subito da Ridosso e che senso ha ancora la sua costituzione di parte civile?

Torna in alto