De Luca contro Chechile: “Strafottenza e furberia” e minaccia di chiudere il Grand Hotel

È un attacco frontale, diretto, quello che il sindaco Vincenzo De Luca sferra contro il Grand Hotel Salerno e la società che lo gestisce, la “Panoramica srl” che fa capo all’ingegnere Armando Rocco Chechile.
È uno di quegli attacchi che preannuncia l’avvio di un procedimento non solo civile – da parte dell’amministrazione – ma anche penale – da parte della famiglia Chechile. Accusata – senza mai che ne venga pronunciato il nome (ma tutti a Salerno sanno a chi appartiene) – di non aver pagato l’Imu «dal 2010 al 2019 per 4 milioni di euro e, fino al 2025, per 1,6 milioni» e la Tari «dal 2011 per oltre 2,5 milioni di euro».E non solo.
La struttura alberghiera, realizzata sul Lungomare Tafuri dopo l’abbattimento del Jolly Hotel per far posto al Crescent, avrebbe dovuto realizzare 271 camere «ma le hanno portare a 323 in maniera abusiva», tuona De Luca dalla sua diretta social del venerdì, ammettendo anche che «Il Comune allora diede una mano» sanando il presunto abuso «sulla base di un parere legale perché non c’erano aumenti volumetrici».
Sarebbe stato questo per De Luca il «primo atto di delinquenza» a cui sarebbero seguiti «elementi di cafoneria, di strafottenza e di scorrettezza istituzionale», perché dopo aver ottenuto la sanatoria la società avrebbe dovuto modificare l’accordo di gestione dell’albergo «ma non lo hanno fatto».
È un fiume in piena De Luca, il solito De Luca che individua il suo nemico e comincia a colpirlo nei fianchi, prima di abbatterlo definitivamente. E così, senza troppi giri di parole, accusa la società dei Chechile di non aver mai prodotto al Comune di Salerno le fideiussioni che avrebbe dovuto presentare, né di aver pagato la commissione di collaudo. Infine tira fuori il caso di una ipoteca che i Chechile avrebbero aperto su un bene di di proprietà dell’amministrazione «per farsi dare un credito di 27 milioni da una società di assicurazione per completare – e il sindaco legge le carte che ha sulla sua scrivania – un impianto di cementazione di soluzioni liquide radioattive. Incredibile», sospira. Ma poi avverte che sul tentativo di conciliazione extragiudiziale avviato con i legali di entrambe le parti in causa «non ci sarà nessun arbitrato e nessuna conciliazione». Anzi dice che cambierà anche il regolamento comunale che concede 90 giorni ai privati per regolarizzare la loro posizione debitoria. L’obiettivo è «sospendere l’attività» se i Chechile non pagano i presunti debiti e poi «revocare la licenza» al Grand Hotel.
Del resto, aggiunge non ancora soddisfatto, «il servizio dell’albergo scredita Salerno» e la struttura avrebbe anche i vetri sporchi «di calcare».

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