Omicidio Martina Carbonara: sola e soggiogata da Alessio Tucci

Non c’è spazio per i litigi ma non basta una voragine per contenere la sofferenza di una madre di fronte al racconto del ritrovamento del corpo senza vita di sua figlia Martina Carbonaro, uccisa a soli 14 anni dal suo ex fidanzato. E poi chi sono quelle persone presenti all’interno del casolare fuggite all’arrivo delle forze dell’ordine? Tossicodipendenti che erano soliti andare a bucarsi lì o presunti complici dell’assassino che avrebbero cercato di liberarsi del corpo, come dice la mamma di Martina. «Li voglio tutti in galera», ha tuonato Fiorenza Cossentino che ha seguito tutta l’udienza fino a che l’emozione non ha retto e si è dovuta allontanare per qualche minuto.

È il brigadiere dei carabinieri di Castel di Cisterna Michele Carusone a ricostruire dinanzi alla Corte d’Assise di Napoli quei tragici momenti del sopralluogo fatto il 16 maggio 2025 in un casolare abbandonato di Afragola, dove Martina era stata portata la sera precedente da Alessio Tucci.

Il brigadiere mostra prima le foto del sopralluogo e poi comincia a raccontare cosa videro una volta entrato lì dentro con i suoi colleghi. Una grossa pietra e delle tracce di sangue sul pavimento, che già facevano intuire la tragedia. Poi, nella stanza accanto, un materassino in mezzo a tanti rifiuti, nascosto maldestramente sotto un compensato.

«Il mio collega mette la torcia. Nota qualcosa. Impreca», prosegue il militare che racconta che, nel momento preciso in cui spostano il compensato, vedono spuntare prima una mano e poi un ginocchio. Infine un jeans di colore chiaro che Martina indossava il giorno della scomparsa.

Eppure, «nulla faceva pensare che potesse essere di Martina – continua a dire -. Ma i colleghi entrarono in una seconda stanza e notarono un paio di occhiali con una montatura nera». E fu così che al terzo sopralluogo, si trovarono di fronte al corpo senza vita di Martina: ormai non c’erano più dubbi.

Fiorenza Cossentino ha lo sguardo fisso sul monitor puntato sull’assassino di sua figlia, che, dopo lo scambio di minacce e insulti tra le famiglie della vittima e dell’imputato della prima udienza, ieri ha partecipato in videocollegamento dal carcere di Secondigliano Frattanto il brigadiere continua a testimoniare e parla di Martina, delle sue abitudini e della sua solitudine.

Il sottoufficiale cita il testo di alcuni dei 168mila messaggi (tra audio e testo) che i due fidanzati si scambiavano, che Tucci ha cancellato dal suo cellulare ma che i carabinieri hanno comunque analizzato prima di giungere alla conclusione che tra i due ci fosse un rapporto di gelosia reciproca. E racconta di quando Martina fu schiaffeggiata da Tucci.

«Nonostante avesse ragione, perché aveva ricevuto uno schiaffo – dice il teste – è lei che chiede scusa, per averlo trattato male dopo lo schiaffo, perché si è ribellata al comportamento di Alessio».

Martina aveva anche paura di dare il suo telefono a Tucci e si interrogava su questo suo timore, senza però mai confidarsi con un’amica o uno dei suoi familiari. Nessuno dunque che conoscesse la vera natura del suo rapporto con Tucci. Tranne ChatGpt, a cui chiedeva «Perché ho paura di dare il cellulare al mio ragazzo?». Forse perché quel ragazzo le inviava messaggi minacciosi: «Il karma esiste, devi morire per amore».

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