Ite Missa Est – La fatica e il fascino di una relazione

Le relazioni oggi assomigliano alle pozzanghere dopo la pioggia d’estate: brillano un poco e poi evaporano. Ci si incontra in fretta, ci si lascia con ancora maggiore velocità. Le parole si consumano, le promesse durano quanto una notifica accesa sul telefono. Zygmunt Bauman, in Amore liquido, scriveva: «I legami tra gli esseri umani sono diventati sempre più fragili e riconosciuti come temporanei».
Liquido è quello che non tiene forma, che scivola via, che non si lascia afferrare. Anche gli affetti sembrano diventati così: senza peso, senza durata, senza pazienza. L’uomo contemporaneo sta in mezzo alla folla e intanto si sente solo. Ha mille contatti e poche mani da stringere davvero. Si protegge dall’impegno come da una ferita possibile. Ama finché non costa troppo. Fugge appena arriva il sacrificio. È il tempo delle relazioni leggere, che non vogliono radici perché le radici obbligano a restare nello stesso terreno anche durante l’inverno.
Il Vangelo invece parla un’altra lingua. Non quella veloce del consumo, ma quella lenta del pane spezzato. Gesù non viene a spiegare l’amore: viene a praticarlo. Si siede a tavola con i peccatori, tocca i lebbrosi, piange davanti alla tomba dell’amico. Entra nella carne fragile delle relazioni umane. Dice nel Vangelo di Giovanni: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15,9).
Quel verbo, rimanere, è una parola dura per questo tempo. Rimanere quando l’altro cambia, quando arrivano le crepe, quando amare non conviene più. Il Figlio conosce il Padre e ci porta dentro quella relazione. Non siamo randagi nel mondo, ma figli chiamati per nome. Gesù insegna a dire “Padre nostro”. La fede costruisce fraternità, lega gli uomini tra loro attraverso la relazione con Dio. Per questo il Vangelo non parla di possesso ma di dono. «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici» (Gv 15,13).
Dare la vita non significa soltanto morire per qualcuno. Significa consumarsi ogni giorno, restare quando sarebbe più facile andarsene, portare il peso dell’altro senza trasformarlo in colpa. È il contrario della logica liquida del presente, che usa i rapporti finché scaldano il cuore e poi li abbandona appena chiedono fatica. Gesù stesso ama così. Lava i piedi ai suoi discepoli, perfino a chi lo tradirà. Perdona dalla croce mentre viene inchiodato. Non trattiene nulla per sé.
Nel Vangelo l’amore non coincide con il sentimento che passa, ma con una scelta che rimane. Dentro la liquidità del presente, il Vangelo resta pietra. Dice che una relazione può durare, che la fedeltà non è una catena ma una casa.

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