Al via la guerra giudiziaria sulla morte di Domenico

Una battaglia di verità sulla morte del piccolo Domenico Caliendo che si sta trasformando in una vera e propria guerra giudiziaria. Fatta non solo di perquisizioni, testimonianze e perizie medico-legali ma anche di parole e anticipazioni investigative a metà.

Ad innescarla è nuovamente l’avvocato della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, che – all’indomani del primo step dell’incidente probatorio svolto all’istituto di Medicina legale di Bari dal collegio di periti nominati dal gip di Napoli Mariano Sorrentino – rilancia l’accusa mossa subito il decesso del bimbo sottoposto il 23 dicembre scorso ad un trapianto fallito per via di un cuore danneggiato: il primario Guido Oppido dovrebbe rispondere di omicidio volontario con dolo eventuale e non di omicidio colposo di cui invece è accusato insieme ad altri sei medici.

Secondo Petruzzi, Oppido no avrebbe fatto «tutto ciò che era nelle sue possibilità per evitare il decesso». Cioè aver scelto di attaccare il bimbo all’Ecmo senza prendere in considerazione altri tipi di terapia, come ad esempio il cuore artificiale (cosiddetto Berlin Heart), e reinserire il piccolo nella lista trapianti con il rischio che, a lungo andare, il macchinario avrebbe compromesso altri organi vitali: cosa che poi è accaduta.

Il legale, di cui mamma Patrizia e papà Antonio si fidano ciecamente, paragona il caso di Domenico delle acciaierie ThyssenKrupp – «la Procura, per le morti dei dipendenti causate da un incendio, contestò ai vertici dell’azienda il reato di omicidio volontario con dolo eventuale per non avere investito nella sicurezza. Credo che se per quel caso è stato contestato quel reato lo stesso valga anche per il caso di Domenico» ed afferma che «abbiamo acquisito ulteriori prove che confermano l’ipotesi che Guido Oppido abbia accettato il rischio che Domenico potesse morire».

Prove che «però per il momento – aggiunge – non posso rivelare» ma che sarebbero già in possesso del pm Giuseppe Tittaferrante e del procuratore aggiunto Antonio Ricci. I magistrati, del resto, subito dopo il deceso avevano già incaricato i Nas di capire se – dopo il trapianto – ci fosse stata la possibilità di optare per altre scelte tecniche (come il cuore artificiale, appunto) diverse dall’Ecmo a cui Domenico è stato attaccato per oltre cinquanta giorni.

Le ulteriori prove di cui parla l’avvocato Petruzzi sarebbero emerse proprio dal primo esame condotto durante l’incidente probatorio di martedì scorso, su cui invece il consulente nominato dal primario Oppido, Vittorio Fineschi, si è mantenuto molto più cauto in attesa dei prossimi accertamenti fissati il 10 giugno.

Invece Petruzzi attacca anche la difesa del primario e della sua collaboratrice Emma bergonzoni (entrambi accusati di aver falsificato la cartella clinica di Domenico) «che – incalza – stanno cercando, come hanno già fatto ma senza riuscirci con le sommarie informazioni testimoniali, di far escludere dal fascicolo nelle mani del gip la relazione resa da Oppido il 30 dicembre scorso che costituisce il falso insieme con il diario clinico firmato dalla Bergonzoni. E questo è inaccettabile».

Così come denuncia che «né al collegio dei periti nominato dal gip del Tribunale di Napoli, e neppure ai pm, sono state consegnate le ultime cinque relazioni dell’ Heart Team deputato a valutare la trapiantabilità e anche altre tipologie di intervento per Domenico». Documentazione ritenuta fondamentale «per ricostruire cronologicamente e tecnicamente tutti gli eventi» e «che riteniamo coerenti con un profilo di rilevanza penale aggravato, suscettibile di assumere, qualora confermato in sede processuale, connotazioni anche dolose nella forma del dolo eventuale».

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