Dalla Nco alla Nuova Famiglia: la Storia di camorra di Pagani

Sarà per via del Vesuvio che ha fatto da spartiacque solo territoriale tra la provincia salernitana e l’hinterland napoletano. Sarà per il boom industriale e demografico che ha vissuto improvvisamente. Sarà per il radicamento di un mercato ortofrutticolo fiorente intorno a cui sono nati interessi e speculazioni. Fatto sta che Pagani, così come l’Agro nocerino sarnese – è stata sempre terreno fertile per la camorra. Ma, a differenza degli altri comuni a nord di Salerno, il suo Comune è stato sciolto ben tre volte per infiltrazioni camorristiche. L’ultima, due giorni fa.

1993 – La prima volta
Tangentopoli aveva determinato la nascita della Seconda Repubblica, sulla scena politica nazionale si era affacciato un già vittorioso Silvio Berlusconi e gran parte dei socialisti avevano trovato in Forza Italia una nuova collocazione. Anche le organizzazioni criminali avevano cambiato pelle ed abiti: dal contrabbando, la droga e le estorsioni (che pure conservavano) erano passate a gestire appalti, rifiuti e supermercati. Camorra compresa.
Nel 1992 il sindaco di Pagani è l’ex comunista Antonio Donato, che ha estromesso dalla gestione comunale dei rifiuti Domenico Bifolco, ma il suo mandato dura poco perché a marzo 1993 il comune sarà sciolto per infiltrazioni camorristiche datate nel tempo.

Don Mimì “’a munnezza”, che ne detiene il controllo assoluto del servizio dal 1972 insieme all’espurgo della rete fognaria, non gradisce e innesca una protesta. L’imprenditore è cugino dell’omonimo ex sindaco Dc arrestato nel 1984 per presunte tangenti negli appalti per la ricostruzione post terremoto e che ha un figlio, Antonio, molto vicino al boss Pasquale Galasso.

Donato sa che deve usare il pugno duro contro la camorra. Quattro anni prima è stato ucciso l’ex sindaco Marcello Torre su mandato di Raffaele Cutolo per vendicare la morte di Salvatore Serra il «Vallanzasca dell’Agro», il capo indiscusso della malavita a Pagani. Sono gli anni in cui la guerra di camorra tra la Nco di Cutolo e la Nuova Famiglia di Carmine Alfieri ridisegnare posizioni criminali e miete vittime.

Dopo l’omicidio di Serra, Giuseppe Olivieri, detto Saccone, lascerà i cutoliani per mettersi al servizio di Alfieri. Sarà Olivieri a determire la vittoria di Alfonso Fezza a sindaco nel 1989. La sinistra insorge. Fezza, infatti, sarebbe politicamente vicino ad Aldo Mancino, democristiano individuato come presunto mandante dell’omicidio del sindacalista Antonio Esposito Ferraioli.

Dopo varie segnalazioni, la Prefettura consegna un dossier al Ministero dell’Interno e nell’informativa viene accertato che l’ex democristiano intrattiene «rapporti personali con alcuni dipendenti del comune di Pagani, a loro volta collegati con personaggi di spicco della criminalità organizzata». E sarà sempre Olivieri a fondare il «clan della Lamia» (che prende il nome da una strada del centro storico) e tra gli uomini più fidati ci sono Mario Pepe, Aniello De Vivo (‘o russo), e Salvatore Fezza (‘o furmaggiaro), i capostipiti degli attuali eredi arrestati a settembre 2025.

2012 – La seconda volta
Il forzista Alberico Gambino è il politico più votato a Pagani: sarà sindaco per ben tre volte e consigliere regionale per una sola, nonostante l’arresto scattato a luglio 2011. È accusato di aver favorito il clan Fezza-D’Auria-Petrosino. Il servizio rifiuti è gestito ancora una volta dal figlio di un boss ucciso dieci anni prima. Dopo dieci anni Gambino sarà assolto da tutte le accuse ma il Comune sarà comunque sciolto per infiltrazioni camorristiche.

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