La sorpresa, se così la si può definire, arriva intorno alle 19, al termine della seduta del consiglio dei ministri iniziata alle 17.30: il consiglio comunale di Pagani viene sciolto. La decisione è stata assunta sulla base della relazione trasmessa al Viminale dal prefetto Francesco Esposito, al termine del lavoro della commissione d’accesso cui è toccato il compito di passare al setaccio la vita amministrativa dell’ente. All’origine dell’inchiesta la necessità di accertare l’esistenza di possibili condizionamenti mafiosi sull’operato della macchina comunale.
Lo scioglimento – provvedimento che comporta l’immediata decadenza di sindaco, giunta e consiglio comunale e la nomina di una commissione per i prossimi diciotto mesi – arriva in un momento in cui le forze politiche cittadine erano già impegnate nella definizione di candidature ed alleanze in vista delle elezioni politiche che si sarebbero dovute tenere nella tornata in calendario per il prossimo 24 e 25 maggio. Appuntamento, adesso, rinviato all’autunno del prossimo anno; quasi certamente gli elettori paganesi saranno chiamati alle urne per il rinnovo dell’amministrazione cittadina in concomitanza con il voto per le elezioni politiche.
Il brusco arresto della macchina elettorale non si manifesta senza lasciare sul terreno una lunga e profonda scia di malumori e rancori, in particolare nella fila del centrodestra cittadino, coalizione andata letteralmente in frantumi in vista dell’appuntamento elettorale. Sulla spaccatura a livello regionale tra Fratelli d’Italia e Forza Italia – faticosamente ricomposta, almeno in linea generale, la scorsa domenica – si sono innestate dinamiche che hanno visto consumarsi irrimediabilmente sodalizi politici di vecchia data. Ad iniziare da quello che legava il viceministro degli Esteri, nonché principale riferimento dei meloniani in Campania, Edmondo Cirielli a Massimo D’Onofrio, esponente storico della destra paganese con un solido curriculum politico-amministrativo alle spalle.
Se all’interno del centrodestra nessuno contestava il fatto che l’indicazione del candidato sindaco di Pagani spettasse a Fratelli d’Italia, il no di Cirielli alla candidatura D’Onofrio in favore di quella di Nicola Campitiello ha innescato una reazione a catena i cui effetti si sono prodotti sino a poche ore prima della decisione del Consiglio dei Ministri. In primis la decisione di D’Onofrio di correre comunque per la conquista di Palazzo di Città ha trovato l’appoggio di Forza Italia, come accaduto in altri comuni campani su indicazione del segretario regionale Martusciello. Com’è noto la frattura del centrodestra è stata poi ricomposta, con Forza Italia rientrata nei ranghi della coalizione.
Ma a Pagani questo movimento non è stato indolore: Pietro Sessa (nella foto), vicegretario provinciale e responsabile cittadino degli azzurri, non ha accettato il passo indietro di Forza Italia ed ha scelto di continuare a sostenere D’Onofrio. «Dopo un’attenta e approfondita riflessione, e a seguito di un confronto serio e responsabile con i dirigenti e i candidati della lista di Forza Italia, – dice Sessa – ritengo semplicemente impossibile immaginare cambi di posizione in corsa. Le scelte politiche che abbiamo assunto non sono frutto di improvvisazione, ma il risultato di un percorso condiviso, costruito nel tempo. Non esiste alcun elemento, né alcun atto politico sopravvenuto, che possa giustificare oggi un riposizionamento».

