Ita Missa Est – La strada di Emmaus: andata e ritorno

Sulla strada che scende da Gerusalemme, in quell’ora sospesa tra il giorno e la sera, camminavano due uomini. Non correvano, non si fermavano: avanzavano con una specie di ostinazione lenta, come chi non ha più una meta ma continua per inerzia. Alle loro spalle restava la città santa, con le sue mura, le sue promesse, e soprattutto con quella croce che si era piantata nei loro occhi come un chiodo. Parlavano, ma le parole cadevano pesanti, senza consolazione. Avevano sperato. Questa era la loro colpa segreta: aver creduto che tutto potesse cambiare davvero. E invece no. Tutto si era fermato su quel legno, sotto un cielo improvvisamente muto. La voce del Maestro, i gesti, gli sguardi: tutto finito, chiuso, sigillato come una tomba. Così si allontanavano. Non solo da Gerusalemme, ma da ciò che Gerusalemme aveva rappresentato: attesa, promessa, compimento. Andavano verso Emmaus, un luogo qualunque, forse nemmeno troppo importante. Ma proprio per questo adatto a chi non si aspetta più niente.
A un certo punto, senza che sapessero dire come, un terzo si accostò a loro. Camminava allo stesso passo, come se fosse sempre stato lì. Fece domande semplici, quasi ingenue. E loro, con un misto di stupore e amarezza, raccontarono. Raccontarono tutto, ma come si racconta una sconfitta: senza luce, senza apertura, senza futuro. Non si accorsero che, mentre parlavano, qualcosa cambiava. Non fuori, non nella strada, ma dentro. Lo straniero rispondeva, spiegava, collegava. Le Scritture, che erano rimaste per loro parole lontane, cominciavano a prendere forma, a muoversi, a respirare. Era come se una fiamma, piccola ma ostinata, si accendesse sotto la cenere. Eppure non lo riconobbero. Perché il loro sguardo era ancora fermo alla croce, incapace di andare oltre. Solo quando si fermarono, quando la sera impose una pausa, quando spezzarono il pane insieme, accadde.
Un gesto semplice, quotidiano. Ma in quell’istante tutto si rovesciò: la memoria si aprì, il cuore comprese, gli occhi finalmente videro. E Lui scomparve. Restarono soli, ma non più come prima.
«Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi?». La strada verso Emmaus non aveva più senso. Gerusalemme li chiamava di nuovo. Si alzarono subito, nella notte, e tornarono indietro. Non erano più gli stessi uomini: portavano un fuoco.
Forse anche noi, oggi, camminiamo spesso verso Emmaus. Ci fermiamo alle sconfitte, alle croci quotidiane, convinti che tutto finisca lì. Ma c’è sempre una voce che si affianca, discreta, e prova a riaccendere il senso. Sta a noi riconoscerla, prima o poi, e trovare il coraggio di tornare indietro.

Torna in alto