Aveva annunciato che non si sarebbe candidata: «voglio dare spazio ai giovani», ha detto qualche mese fa. Aveva previsto perfino, suo malgrado, che anche stavolta, alle comunali di Salerno il grande assente sarebbe stato il simbolo del Pd. Perciò Anna Petrone non si dice meravigliata «perché – spiega – conosco le dinamiche salernitane, regionali e nazionali».
Eppure stavolta la mancanza del simbolo ha fatto rumore. Come mai?
«Perché, dopo la vittoria alle regionali, c’erano grandi aspettative sul Campo Largo anche nei comuni al voto. A Cava infatti si è lavorato in modo sereno e tranquillo».
A Salerno invece è saltato tutto.
«Salerno è un’anomalia tutta locale».
Per via di Vincenzo De Luca?
«Anche alle scorse amministrative, con il candidato Enzo Napoli il simbolo non c’era».
Quindi qual è il problema del Pd a Salerno?
«C’è un gruppo politico che ha scelto di non riconoscersi nel simbolo, non curandosi di coloro che al contrario hanno lavorato per il partito».
Come lei ad esempio?
Come me e come parte dell’elettorato dem. Io, come gli altri, mi ritrovo orfana di una collocazione politica».
Secondo lei perché a Roma non hanno insistito per il simbolo ed il Campo Largo?
«A livello nazionale è stato fatto un ragionamento che posso anche comprendere: l’anomalia di un Comune è un ago in un pagliaio, per cui non vale la pena rompere gli equilibri regionali. Siamo noi a Salerno che esaltiamo Vincenzo De Luca senza renderci conto che è solo un problema strettamemete locale».
Però anche ad Avellino il partito ha avuto seri problemi per scegliere il candidato sindaco.
«Ad Avellino c’è stato un problema di correnti. A Salerno invece non si è ragionato neanche per correnti».
E su cosa si è ragionato?
«Su un Campo Largo che non hanno accettato».
Sarà stato un ragionamento molto breve visto che i dem hanno partecipato solo una volta ai tavoli provinciali?
«Evidentemente avevano già un loro progetto».
Vincenzo De Luca?
«Per come sono andate le cose sì».
Progetto condiviso da Roma? Eppure Elly Schlein si è imposta contro il terzo mandato di De Luca?
«Quella è stata una decisione che verteva su scala regionale».
Salerno invece, essendo un comune come tanti altri, meritava il silenzio del partito?
«Porre il veto su De Luca avrebbe significato rompere con l’area di Ruotolo e Sarracino che stanno in segreteria nazionale. Quindi si è preferito lasciar correre».
Si sente delusa dal silenzio del Pd?
«Mi sento disorientata perché non ritrovo il simbolo del Pd, però è giusto ricordare che le mie passarte candidature sono state solo approvate dal partito ma mai sostenute con i suoi voti».
A chi andrà allora il suo voto a maggio?
«Sicuro non voterò a destra. Il mio cuore resta sempre a sinistra perché il cuore si trova a sinistra. Ma certamente non voterò per l’area deluchiana che non è a sinistra».
Nei confronti del Pd invece come si pone?
«Purtroppo devo constatare che mi riconosco in un partito che non si riconosce in me. Quindi, essendo stata sempre libera e coerente con me stessa, deciderò chi votare e come muovermi».
Insomma sta aspettando che si sciolga il nodo sulle primarie? Anche su questa questione ci sono marette interne tra chi è a favore e chi è contro. Lei da che parte sta?
«Le primarie di coalizione sono pericolose, perciò la segretaria sta cercando in tutti i modi di trovare il giusto equilibrio sui territori».
Anche su Salerno quindi?
«Ovviamente».
Lo troverà?
«Penso proprio di sì. A quel punto diventa una questione nazionale, non più strettamente locale».

