Un fitto scambio di messaggi durato mesi. Una difficoltà di comunicare che veniva superata utilizzando l’applicazione Google di traduzione automatica. Sarà un lavoro lungo quello dei tecnici incaricati dalla procura di Salerno e richiesti anche dal legale della famiglia di Luigi “Luca” Esposito per decifrare il contenuto delle chat che il giornalista sportivo scambiava con Ridha Rahmouni prima che giungesse all’ultimo appuntamento di sabato 19 luglio in cui ha trovato la morte.
I periti hanno chiesto 120 giorni per esaminare i messaggi del cellulare della vittima e di quello del suo assassino. Prima di novembre dunque il movente dell’omicidio, seppure sia chiaro vada ricercato nel rapporto intimo e personale dei due, non può dirsi ancora certo.
Cosa ha scatenato la lite tra “Luca” e “Amed” che ha portato il secondo a bruciare il corpo del primo dopo avergli massacrato viso e cranio a pugni? La risposta a questa domanda si trova all’interno di quelle chat, che dovranno però essere tradotte carpendo il significato appropriato di ogni singola parola scritta dal tunisino in arabo.
Una traduzione diversa potrebbe generare l’equivoco già insito nei primi due interrogatori a cui Ridha Rahmouni è stato sottoposto. Nel primo, avvenuto subito dopo il fermo, al ventiseienne tunisino è stata attribuita l’intenzione di uccidere Luigi Esposito, mentre nel secondo – reso davanti al gip Giandomenico D’Agostino che ha convalidato l’arresto – Amed avrebbe riferito che non avrebbe mai voluto ucciderlo ma solo dargli una lezione per un’offesa subita legata a presunte richieste sessuali avanzate dalla vittima.
Ma se per fare chiarezza sui motivi della lite bisogna attendere almeno quattro mesi, per le traduzioni del decreto di fermo e dell’ordinanza di convalida dell’arresto bisognerà aspettare solo cinque giorni.
Ridha Rahmouni riceverà a breve copia della traduzione dei due provvedimenti giudiziari che lo riguardano. Gli atti saranno inviati nel carcere di Fuorni, dove il tunisino è detenuto da sabato scorso. Invece per l’invio del verbale di interrogatorio in cui Amed ha confessato l’atroce delitto bisognerà attendere qualche settimana in più: anche questo atto dovrà essere tradotto in arabo e la traduzione sarà molto importante perché consentirà all’assassino di avere consapevolezza di cosa ha detto e di come è stato tradotto e, soprattutto, se quanto scritto corrisponda a ciò che voleva affermare.
Ridha Rahmouni non parla assolutamente l’italiano e lo capisce poco. Il suo difensore, l’avvocato Giovanni Mauri, ha di recente inoltrato al gip la richiesta di entrare in carcere con un traduttore simultaneo per avere così un colloquio più intenso con il suo assistito e di modo da poter prendere cognizione dalle stesse parole del tunisino cosa sia realmente accaduto la notte tra sabato e domenica quando vittima ed assassino si sono incontrati in quella strada sterrata, buia ed isolata, di contrada Cioffi ad Eboli prima che accadesse l’irreparabile.
Il tempo in questa storia non è di certo dalla parte della verità. La sospensione delle attività giudiziarie, dovuta alla pausa estiva, non accelera la soluzione del caso che, in ogni caso, si è chiuso con l’individuazione e la cattura del responsabile della morte di Luigi Esposito.
Ma sono ancora tanti gli aspetti da chiarire che potrebbero riservare colpi di scena ed invertire – se non completamente – un caso in cui è sicuramente chiaro chi è la vittima e chi è il suo aguzzino ma non è detto che sia così netto il confine tra il bene e il male.

