Omicidio Esposito, la verità nel telefonino che non si trova

Gli inquirenti lavorano senza sosta. Voglio chiudere il caso quanto prima ma, a quanto pare, sono ancora tanti i misteri sull’omicidio di Luigi “Luca” Esposito e, prima che non si chiariranno alcuni particolari emersi dall’autopsia, non ci sarà una svolta.

Bisognerà aspettare infatti ancora qualche giorno per gli ulteriori accertamenti irripetibili, relativi al prelievo del Dna e agli esami tossicologici, che il medico legale incaricato dalla procura di Salerno, Gabriele Casaburi, dovrà effettuare sul cadavere del giornalista sportivo trovato carbonizzato nella notte tra sabato e domenica scorsa in una stradina rurale di Cioffi.

L’unica certezza che finora hanno gli inquirenti è che Luca non è stato sparato né tantomeno strangolato ma selvaggiamente picchiato con un arnese contundente che gli avrebbe colpito con violenza più volte il volto prima che il suo corpo venisse bruciato e abbandonato accanto ad una delle tante serre che si trovano in zona.

Il resto è un mistero, che si infittisce giorno dopo giorno. Perché il cellulare di Luca non è stato ancora ritrovato e i sommozzatori dei carabinieri di Eboli, che martedì hanno effettuato un sopralluogo sul luogo del delitto, avrebbero pensato di avviarne le ricerche in un rivolo d’acqua che si trova nei paraggi. Ma, a quanto pare, le speranze di ritrovarlo in quella zona sono poche.

Nelle ore immediatamente successive alla scoperta del cadavere i carabinieri hanno perquisito hanno perquisito l’abitazione del 53enne a Fisciano, dove avrebbero trovato solo vecchi dispositivi non più utilizzati.

Ieri pomeriggio dalla trasmissione Rai “La vita in diretta Estate” si è parlato di un messaggio che sarebbe stato inviato sul cellulare di Luca intorno alle dieci e trenta di sabato sera ma che gli sarebbe arrivato solo la mattina seguente, quando il giornalista era già morto.
Anche su questa rivelazione però si insidiano dei dubbi: se l’ultimo accesso su Whatsapp di Luca riporta le 22.47 di sabato sera, come è possibile che questo eventuale messaggio inviato un quarto d’ora prima non sarebbe arrivato prima di domenica mattina?

Perfino le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi, secondo cui le telecamere di videosorveglianza poste sulla rotatoria che dalla strada Statale 18 consente di svoltare sulla strada provinciale 416 avrebbero ripreso la Lancia Y di Luca con una persona a bordo oltre la vittima, sono state smentite. Non c’è nessuna immagine video che accerti l’arrivo di Luca in contrada Cioffi: questo è un dato certo.

L’unica telecamera da cui sarebbe possibile estrapolare qualche frame sul transito veicolare che la notte del delitto ha interessato la Sp 416 è quella dell’azienda di allevamento “Jemma”, ma essendo la strada poco illuminata appare difficile avere una visione nitida delle auto circolate dopo le undici di sabato sera. Gli inquirenti comunque stanno visionando una per una le riprese registrate dalla telecamera privata che, però, non essendo collegata ad alcun satellite.

Anche l’orario di arrivo di Luca in contrada Cioffi però è incerto. L’ora verrebbe desunta dall’ultimo accesso Whatsapp che Luca avrebbe fatto sul suo telefonino e che risale, appunto, alle 22.47 di sabato scorso. Poi del suo IPhone 18, si è persa ogni traccia.

Così come sono scomparsi nel nulla i suoi assassini. Dalle fratture riscontrate sul viso e sul corpo della vittima sembra che ad aggredire il giornalista siano state più persone e che Luca abbia cercato di difendersi ma inutilmente.

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