Salerno, Casaburi si smarca e si sottrae al grande “inciucio”

L’indiscrezione che circolava nei corridoi di Palazzo di Città è confermata: l’esponente di centrodestra che ha votato Luca Sorrentino alla presidenza del consiglio comunale è Gabriele Casaburi.

Il forzista è stato l’unico a non seguire l’indicazione arrivata dalla maggioranza su Horace Di Carlo (Salerno per i Giovani). Perchè? Ha agito da uomo libero Casaburi, così come faceva il Roberto Celano di un tempo che da solo rappresentava la vera opposizione all’interno del centrodestra? Oppure ha voluto politicamente smarcarsi da un trend che si ripete da almeno venti anni e che ha spesso visto l’opposizione fare da stampella all’amministrazione De Luca?

L’abboccamento di Armando Zambrano è stata evidente. L’elezione a vicepresidente del centrista, che in campagna elettorale ha reso impossibile la nascita di un mini campo largo riformista in contrapposizione ai progressisti di De Luca, sarebbe stata vista da alcuni come la contropartita dell’astensione dei due consiglieri di centro alla relazione programmatica dell’amministrazione comunale.

L’affondo di Corrado Naddeo sui lavori della viabilità del Retroporto è sembrato quasi il tentativo di mascherare un’intesa già stretta da settimane. Ma se non fosse così (perché il beneficio del dubbio vale per tutti), ci sarebbero tutti i presupposti per vedere aprire una crepa anche tra i due stessi esponenti dell’area di centro.

Una voragine invece è quella che sta per aprirsi in casa centrodestra. Se tra i forzisti la “libertà” di voto è stata rivendicata solo da Casaburi, il collega azzurro Sarel Malan si è adeguato alle indicazioni della maggioranza. Così come hanno fatto anche i tre meloniani.

Che il voto al presidente Di Carlo sia stato il biglietto di scambio per la futura elezione del presidente della commissione Trasparenza (Gherardo Marenghi) è chiaro come il sole. Ma che Ciro Giordano si sia astenuto dall’esprimere un voto sulla relazione programmatica ed abbia abbandonato l’aula prima di discutere e votare le delibere su Porta Ovest e debito fuori bilancio, può sembrare il preludio di una instabile tenuta del gruppo anche all’interno dei meloniani.

A meno che non ci sia un segreto accordo interno che preveda di votare a turno a favore di De Luca. Di modo da non rendere palese l’ammiccamento al sindaco e, allo stesso tempo, non far infuriare il capo del consiglio di maggioranza e di opposizione. Nel segno della continuità.

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