Oppido: “Il cuore l’ho tolto prima di capire che l’altro era danneggiato”

«Il cuore io lo avevo tolto prima di, diciamo, capire che quell’altro potesse avere dei danni, quindi non abbiamo avuto scelta, ok?». Sono queste le parole di Guido Oppido, il primario che ha impiantato il cuore ghiacciato a Domenico, indagato insieme ad altri sei medici per la morte del bimbo di due anni e mezzo. Parole registrate a sua insaputa dal caposala Francesco Farinaceo e consegnate al pm Giuseppe Tittaferrante e al procuratore aggiunto Antonio Ricci.

16 febbraio 2026. Ospedale Monaldi. Il primario Guido Oppido convoca lo staff presente in sala operatoria quel 23 dicembre. Il piccolo Domenico Caliendo è ancora vivo ed è attaccato all’Ecmo dal 23 dicembre, quando gli è stato impiantato un cuore congelato. Domenico morirà cinque giorni dopo ma la notizia del trapianto fallito si è diffusa in tutta Italia, in Procura è arrivata la denuncia dei genitori, l’azienda dei Colli ha sospeso due medici del Monaldi e il ministro della Salute ha avviato un’ispezione (a cui seguirà anche quella della Regione) e a giorni i suoi ispettori arriveranno al Monaldi per gli audit.

I toni sono più calmi rispetto alla riunione del 9 febbraio precedente e Oppido ripercorre tutte le fasi del giorno del trapianto, definendole «una combinazione unica che non si è mai verificata nell’universo». Ricorda di aver cominciato ad espiantare il cuore quando il box frigo proveniente da Bolzano era in sala operatoria ma senza aver controllato le condizioni del cuore.

«Ognuno ha fatto quello che doveva fare – dice Oppido – chi doveva prendere l’organo ha preso l’organo, chi doveva espiantare ha espiantato, chi doveva… quando è uscito l’organo andava impiantato per forza». Cioè anche se era un blocco di ghiaccio e per tirarlo fuori è stato necessario intervenire con acqua fredda e calda.

«L’abbiamo scongelato, sembrava normale – dice ancora -E quindi se io mettevo il cuore qualcuno mi avrebbe potuto dire ma scusa c’era pure il suo cuore, perché non glielo hai lasciato, e se invece non lo mettevo, buttavo l’organo e lasciavo il suo cuore, quando usciva di circolazione extracorporea tutti quanti avrebbero detto ma tu avevi un cuore di un donatore giovane che te l’hanno dato, non sai neanche se è malato, se è danneggiato, perché non l’hai impiantato?».

E poi difende Gabriella Farina, la dottoressa che ha espiantato l’organo a Bolzano: «lei chiede del ghiaccio e le viene dato del ghiaccio secco. È come se uno va al bar e chiede un bicchiere d’acqua e gli danno la varechina. La colpa non può certo essere sua». La colpa, secondo Oppido sarebbe da ricercare nell’oss di Bolzano che ha dato il ghiaccio secco alla Farina. «Io no ho colpa», conclude.

Ma Oppido era stato avvertito del cuore ghiacciato?
Nelle chat della sua collaboratrice Emma Bergonzoni (indagata con il primario per aver falsificato la cartella clinica riportando un orario diverso da quello in cui secondo la Procura sarebbero cominciate le operazioni di espianto del cuore natio di Domenico), si legge che nessuno lo ha avvertito: «Nessuno ha detto un cazzo, della serie “Oppido fermati”. Ne abbiamo viste di cazzate, ma questa le batte tutte».

«Ma perché nessuno gli ha detto un cazzo?», chiede la sua intelocutrice. «Ma che cazzo ne so – risponde – ed è quella la cosa che lo ha fatto incazzare di più». E poi la Bergonzoni aggiunge: «Ovviamente tutto i Monaldi sa che abbiamo impiantato un cuore congelato. E non è un eufemismo: era ghiacciato». E alla fine: «Chissà se vado in galera».

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