Omicidio Vassallo, il ricorso contro Cagnazzo arriva solo ora in Corte d’Appello

C’è un tempo per tutto. Anche per la giustizia. Ma non per i processi, in barba al quel principio costituzionale del giusto processo che nessuna riforma (di destra e di sinistra, ma neanche tecnica) è riuscito a far rispettare. Anche il procedimento sull’omicidio Vassallo ne è un esempio. Colpa della lentezza atavica della macchina della giustizia o di particolari coincidenze temporali dettate dalla delicatezza del caso e dall’accavallarsi di vari eventi giudiziari?

L’appello presentato a metà aprile dalla Procura di Salerno, a doppia firma con la Procura Generale, contro il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, è rimasto nell’ufficio del gup Giovanni Rossi, che ieri ha assolto anche il boss di Scafati Romolo Ridosso, per un mese e mezzo prima di essere inviato alla Corte d’Appello proprio alla vigilia della sentenza di assoluzione.

Perché tutto questo tempo per la trasmissione? Certamente la fuoriuscita di Ridosso dal processo – sebbene con formula dubitativa – sarà un tassello fondamentale nel giudizio d’appello su Cagnazzo, che, considerando anche la pausa estiva dell’attività giudiziaria, non si terrà prima dell’autunno.

Ritardi che si aggiungono a quelli già accumulati: sei udienze preliminari solo per esaminare le singole posizioni e quattro per il rito abbreviato scelto dall’ex pentito, per arrivare ad un dibattimento che ha solo due imputati, Cioffi e Cipriano, legati processualmente alle accuse cadute nei confronti di Cagnazzo il primo e alle dichiarazioni di Ridosso il secondo.

Non sarà che anche il futuro processo riserverà uleriori colpi di scena?

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