Lo hanno sempre detto, anche quando Paolo Piccolo era intubato con il cranio fracassato all’ospedale Moscati di Avellino: se il ragazzo, originario di Barra, è stato picchiato a morte nella sua cella di Bellizzi Irpino è perché anche gli agenti penitenziari non avrebbe fatto tutto ciò che era in loro potere per impedire il massacro.
Così ieri mattina, durante la seconda udienza in Corte d’Assise ad Avellino, il legale della famiglia del ventiseienne, Costantino Cardiello, ha chiesto al collegio giudicante di citare in giudizio il Ministero dell’Interno da cui dipende il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria).
Nel fascicolo dell’inchiesta aperta subito dopo il raid punitivo, la Procura accertò che gli agenti in servizio la sera del 22 ottobre 2024 erano stati minacciati, picchiati, chiusi nella loro stanza e privati delle chiavi che sarebbero servite per aprire la cella che Paolo divideva con un altro detenuto.
Fu allora che cominciarono a colpirlo ripetutamente alla testa con i piedi di ferro delle brande e lo trascinarono fuori, continuando ad inveire su di lui, strappandogli i denti e mutilandogli le orecchie. Per poi lasciarlo agonizzante in una pozza di sangue: erano dieci contro uno, con cui forse stavano regolando un conto legato al controllo dello spaccio di droga all’interno dell’istituto.
Adesso i dieci aggressori di Paolo sono a processo per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e tra di loro ci sono anche i quattro detenuti che, prima della morte di Paolo (avvenuta il 21 ottobre scorso), erano stati giudicati con il rito abbreviato.
Ieri alcuni imputati hanno provato a chiedere di nuovo di essere ammessi al rito alternativo (che prevede lo sconto di un terzo della pena), ma i giudici hanno respinto le loro richieste perché l’aggravante della crudeltà prelude ad una richiesta di ergastolo: pena per cui il codice penale non ammette alcuno sconto.
Sono state invece accolte le richieste di perizie psichiatriche avanzate da due imputati e la costituzione di parte civile di molti familiari del giovane, tra cui la zia che, già alla prima udienza, aveva denunciato e chiesto che si accertasse anche la responsabilità degli agenti penitenziari.
La prossima udienza si terrà il 22 luglio, quando il collegio giudicante nominerà il consulente tecnico d’ufficio e saranno definite le posizioni delle parte civili, comprese quelle dei vari ministeri competenti.
Ma è appunto sulla posizione processuale dei ministeri che la difesa di Paolo darà battaglia, perché non ritiene che le istituzioni non abbiano qualche responsabilità.

