Sopralluogo con Piantedosi, incontro con forze dell’ordine e operai. Schlein attacca: «Il governo strumentalizza». No Tav: «Siamo tutti responsabili»
CHIOMONTE (TO) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, è arrivata al cantiere della Torino Lione per incontrare gli operatori delle forze dell’ordine impegnati nella vigilanza dopo gli assalti No Tav di sabato. Prima della visita, la premier ha effettuato un sorvolo in elicottero dell’area, quindi ha raggiunto il sito insieme agli operai e ai rappresentanti di Telt, tra cui il direttore di produzione Piergiuseppe Gilli. La premier ha parlato davanti alle telecamere, con il cantiere alle spalle: «Centoventi operatori delle forze dell’ordine sono rimasti feriti. Non è la scena di una guerra, ma di una presunta contestazione. Questo non è dissenso: è violenza organizzata, premeditata, e come tale deve essere trattata». Meloni ha chiesto alla magistratura «il massimo del lavoro» per assicurare i responsabili alla giustizia: «Uno Stato normale non può tollerare una cosa del genere». La presidente ha poi ribadito la vicinanza agli agenti e ai lavoratori del cantiere: «Sono costretti a presidiare questo luogo 365 giorni l’anno, 24 ore al giorno, con costi enormi per i cittadini. Anche per loro siamo qui». In contemporanea alla visita, la segretaria del Pd Elly Schlein ha criticato duramente l’esecutivo: «Gli esponenti del governo strumentalizzano fatti violenti per attaccare le opposizioni, pur sapendo che non abbiamo nulla a che fare con quelle frange. Le istituzioni dovrebbero lavorare insieme per isolare la violenza. In quattro anni hanno fallito sulla sicurezza». Schlein ha ribadito la condanna del Pd: «Violenza mai giustificabile, senza se e senza ma». La polizia ha fermato quattro antagonisti stranieri, probabilmente appartenenti al Blocco Nero. Le loro posizioni sono al vaglio della Procura di Torino, che al momento ipotizza il reato di devastazione, ma non esclude ulteriori contestazioni. Intanto proseguono i controlli rafforzati in tutta la Val di Susa, soprattutto nelle aree vicine al campeggio del Festival Alta Felicità, dove restano circa mille persone. Oltre 800 partecipanti sono stati identificati nelle ultime ore. Il direttore generale di Telt, Massimo Bufalini, ha definito l’assalto «il peggiore dal 2011»: «Danni molto importanti, nell’ordine del milione di euro. Sono state distrutte le centraline per il monitoraggio ambientale e quelle che movimentano i macchinari di scavo. Ora non abbiamo più gli strumenti di controllo: serviranno tempi lunghi per il ripristino». Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso solidarietà alle forze dell’ordine: «L’Italia è bersaglio di una rete internazionale di attivisti violenti provenienti da tutta Europa. La sfida per garantire sicurezza e ordine pubblico è costante». In conferenza stampa a Venaus, lo storico attivista Guido Fissore ha respinto la narrazione dei “black bloc esterni”: «Sono andati su in migliaia. Quello che è successo lo abbiamo fatto tutti. Non è vero che noi siamo bravi e altri fanno gesti inconsulti. Siamo tutti responsabili». Altri interventi hanno ribadito la linea del movimento: Franco Olivero Fugera: «Le forze dell’ordine difendono la devastazione, non le persone». Matilde, Giovani No Tav: «La violenza è quella che subiamo da trent’anni con la militarizzazione della valle». Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha definito gli assalti «un atto criminale»: «Non credo che la sinistra sia indulgente. Dobbiamo stare attenti a non rischiare di mostrarlo. Ho apprezzato le parole del sindaco Lo Russo».


