Riorganizzarsi. Rivedere ruoli, posizioni e competenze. Affrontare e superare le criticità. Garantire la sicurezza. In altre parole, mettersi in riga affinché il Programma di Trapianto cardiaco del Monaldi – sia nel paziente pediatrico che nell’adulto – riprenda.
E’ questo l’obiettivo dell’azienda ospedaliera dei Colli dopo la sospensione del percorso trapiantologico imposta dalla Regione a seguito dell’ispezione disposta successivamente alla morte del piccolo Domenico Caliendo.
Subito dopo la delibera adottata dalla direzione generale sulla istituzione della Check List mediante l’uso del Paragonix (il box frigo di ultima generazione non usato per l’espianto del cuore a Bolzano destinato a Domenico), il primo aprile scorso la manager Anna Iervolino nomina il nuovo responsabile del programma Trapianto di cuore.
La scelta è ricaduta su Claudio Marra, già responsabile della Unità operativa semplice dipartimentale Chirurgia generale e Trapianti, nata dall’accorpamento tra la Chirurgia Trapianti (dell’ex Ciro Maiello) e Tecniche Avanzate (che ereditò dopo il pensionamento di Michelangelo Scardone).
Marra è il cardiochirurgo chiamato a sostituire Marisa De Feo, a cui fu revocato l’incarico il 10 febbraio scorso (a lei come a tutti gli allora responsabili del percorso trapiantologico).
Marra è lo stesso cardiochirurgo che mise a disposizione la sua equipe per aiutare il primario Guido Oppido nell’organizzazione del trapianto per il piccolo Domenico. Oppido però ne rifiutò la collaborazione, preferendo scegliere personalmente i medici da inviare a Bolzano per l’espianto dell’organo: Gabriella Farina e Vincenzo Pagano, entrambi indagati insieme al primario di concorso in omicidio colposo.
Claudio Marra è anche colui che avrebbe dichiarato agli inquirenti di aver utilizzato almeno trenta volte il Paragonix in altrettanti interventi che la sua equipe avrebbe eseguito. Dunque Marra, a differenza di quanto ammesso dagli altri sanitari, sapeva che l’ospedale Monaldi era dotato dei tre box frigo moderni? E lo avrebbe saputo nonostante la Check List che ne impone l’utilizzo sia stata emanata solo qualche giorno fa? Quindi il cardiochirurgo aveva fatto la formazione sull’uso del dispositivo, a differenza di tutti gli altri che si era sottratti?
Nella riunione del 9 febbraio – quella certamente più drammatica dopo il trapianto fallito del 23 dicembre – in cui la direttrice generale chiede che, nonostante la sospensione del programma trapianti, vengano organizzati comunque i turni (qualora si trovasse un nuovo donatore per Domenico e qualora il piccolo fosse ritenuto idoneo ad affrontare un secondo intervento), emerge che nessuno dei medici aveva partecipato alla formazione sull’uso del Paragonix.
E, quando la direttrice generale Anna Iervolino chiede spiegazioni, un medico ammette che Oppido non ha mai preso parte alla formazione mentre la dottoressa De Feo aggiunge che il primario «non partecipa e non è collaborativo». Ecco dunque che, dopo qualche minuto, interviene anche Claudio Marra per dire che «l’attività trapiantologica non è sostenuta e spesso viene percepita come ostacolo all’attività ordinaria». La lamentela era diretta alla responsabile del percorso trapianti, la stessa di cui ha preso il posto.

