Parlare dei «temi strategici per il futuro dei rioni collinari» è normale in piena (anche se ancora non ufficiale) campagna elettorale. Ciò che suona strano è che se ne parli nei saloni parrocchiali della chiesa della Sacra Famiglia di Fratte a Salerno.
L’appuntamento previsto per stasera alle otto, sponsorizzato sui canali social dal commercialista Saturnino Mulinaro a cui parteciperanno Vincenzo De Luca e il consigliere regionale Luca Cascone (A Testa Alta), non poteva non passare inosservato soprattutto da chi in quel quartiere porta avanti da oltre dieci anni una battaglia ambientalista contro le Fonderie Pisano.
Ecco che allora Lorenzo Forte si inalbera e chiede all’arcivescovo di Salerno, Andrea Bellandi, di non consentire che i saloni della Chiesa vengano utilizzati per fare incontri elettorali. «La parrocchia non è un luogo per campagne elettorali», dichiara Forte. «Chiediamo con fermezza che la Chiesa rimanga uno spazio di comunità e spiritualità, libero da logiche politiche – chiosa -. I cittadini non meritano che i luoghi di fede diventino passerelle per nuovi volti di un vecchio potere che governa la città da oltre trent’anni».
Qualcuno potrebbe obiettargli che la sua è una protesta interessata, dal momento che anche Forte è candidato al consiglio comunale nella coalizione di centrosinistra a sostegno di Franco Massimo Lanocita. Chi potrebbe muovere delle obiezioni dimentica però i moniti lanciati anni fa da papa Benedetto XVI e dal cardinale Angelo Bagnasco: «La Chiesa non fa politica».
Ma a Salerno, dove politici e santi hanno adottato lo stesso motto – «Salerno è mia e io la proteggo» -, le invasioni di campo sono diventate lecite. Soprattutto se risalgono a molto tempo addietro.
Come dimenticare il compianto arcivescovo Gerardo Pierro quando, nel 2006, non fece mistero di essere andato a votare durante le primarie del Partito Democratico? All’epoca riferì di non avere la tessera dei dem, ma che non trovava niente di strano partecipare alla vita politica del Paese e della città.
Oppure quando, quattro anni più tardi dalle colonne del settimanale diocesano “Agire”, nell’editoriale auspicava la ricostruzione di un partito cattolico che, in qualche modo, potesse recuperare la tradizione e il ruolo della vecchia Democrazia cristiana?
Se fosse ancora vivo, chissà cosa risponderebbe Pierro a Lorenzo Forte. Ma la risposta adessso spetta al vescovo Bellandi: come si comporterà il capo della Curia di Salerno? Si saprà stasera.

