L’ex fischietto nazionale Casarin a Salerno: «In fondo il calcio è ancora bello»

“Non è tutto drammatico, e il calcio è ancora una bella cosa”. Nonostante un momento a dir poco delicato per l’intero sistema arbitrale, Paolo Casarin, veterano dei fischietti italiani, non vuol perdere quanto di magico risiede ancora nello sport più celebre del mondo. Il direttore di gara tra i più celebri del Paese, con una lucidità quasi spiazzante a dispetto dell’età (86 primavere portate splendidamente), è stato ieri a Salerno per un doppio evento: prima presso la libreria Imagine’s Book per presentare la sua biografia “Vita e pensieri di un arbitro. Sessant’anni dentro e fuori il campo da calcio”, edito da Rizzoli, e poi per ricevere un premio a Paestum intitolato alla memoria di Robert Anthony Boggi, compianto direttore di gara salernitano scomparso nel 2022 dopo una grande carriera. Tra aneddoti, ricordi di oltre mezzo secolo passati da protagonista e in alcuni contesti da spettatore privilegiato, nessuna paura di criticare un sistema che oggi sembra implodere, Casarin ha intrattenuto i presenti con capacità narrativa e memorie personali sorprendenti. “Boggi aveva precisione nella valutazione, era prima che un arbitro un uomo semplice e corretto, e quando dirigeva una gara i calciatori uscivano dal campo contenti, e io pure, che ero suo designatore. Sono qui per rendergli omaggio”. A rendere omaggio al decano degli arbitri italiani, in precedenza, erano stati i blitz di Salvatore Carmando, storico massaggiatore di Diego Armando Maradona, e Pietro D’Elia, altro arbitro, pure lui salernitano, tra i più presenti e costanti tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’90. Anni, in cui ci si dava del lei tra calciatori e direttori di gara anche in ragioni di amicizie forti e radicate fuori dal campo, anni in cui non esisteva il professionismo per l’intero settore, anni, infine, in cui campioni come El Pibe de Oro sapevano colpire per la propria umanità e per l’amore incondizionato per i bambini. Storie raccontate in prima persona per rievocare i fasti d’oro del calcio italiano, impreziosito anche dall’assoluto prestigio di una classe, quella arbitrale, oggi in declino. “Noi abbiamo sempre lavorato, i soldi rischiano di avere un peso troppo elevato in alcune decisioni, alcune figure guadagnano centinaia di migliaia di euro semplicemente per le designazioni – ha tuonato Casarin, che non ha mostrato timore alcuno nel ribadire le storture nate già anni fa -. È stato svilito totalmente il ruolo del guardalinee, eppure si era lavorato tanto per creare e formare questa apposita figura, il Var doveva essere uno strumento d’aiuto soprattutto in area di rigore, così come il fuorigioco di un’unghia mi lascia allibito. Che vantaggio avrebbe un attaccante ad essere pochi centimetri avanti con la punta del piede”. Difende il bello del calcio Casarin, quello dei dribbling, che oggi si vedono sempre di meno e che per l’ex arbitro e designatore era “il permesso che gli attaccanti si prendevano di entra in area e al tiro verso la porta”, così come difende il concetto che gli arbitri bravi sono quelli che hanno giocato a pallone, e che capiscono certe dinamiche”. Non manca una stoccata anche all’FVS. “La chiamata annulla l’arbitro, e non tutti gli allenatori sono preparati per poter usare la card su certe situazioni, si dovrebbero analizzare anche i costi, parliamo di serie C e non dei Mondiali dove ci sono milioni e milioni”.

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