Crac Ifil, troppi processi. Sentenza Rinviata per Piero De Luca

Troppe udienze in calendario. Un «carico di ruolo» – così si dice in gergo giuridico – che ieri non ha consentito alla sezione della Corte d’Appello di Salerno di chiudere il processo sul crac della Ifil e decidere se il segretario regionale dem Piero De Luca, accusato di aver contribuito al fallimento della società di Mario Del Mese (che ha patteggiato anni fa), vada condannato a due anni – come ha chiesto il sostituto procuratore generale Giovanna Lerose – oppure assolto come ha stabilito già una sentenza di primo grado.

Quello di ieri è il secondo rinvio che subisce il processo d’appello ad istruttoria finita. Finita il 23 febbraio scorso con l’arringa difensiva del difensore di De Luca jr, Andrea Castaldo, a cui la procuratrice generale aveva già annunciato di non aver bisogno di controrepliche.
Ci si aspettava dunque la camera di consiglio. Ma ci si trovava alla vigilia dell’apertura della campagna referendaria sulla riforma della giustizia – momento delicato per la magistratura messa sotto attacco dal governo di centrodestra – e dunque la decisione fu rinviata al successivo 20 aprile.

Ma all’udienza primaverile, il giudice relatore Emma Conforti è assente e l’udienza (per legge) non si può tenere.
La presidente Silvana Clemente fissa una nuova data al 25 maggio successivo (cioè ieri) a mezzogiorno, dimenticando forse che a Salerno si vota per le comunali e nel pomeriggio sarebbe cominciato lo spoglio per decretare il nuovo (vecchio) sindaco. Cioè Vincenzo De Luca, padre dell’imputato Piero.

La concomitanza dei due eventi non è sfuggita – allora come ieri – agli avvocati difensori degli altri imputati. Tanto è vero che già dalle prime ore del mattino i penalisti non erano ancora certi che l’udienza – con sentenza annessa – si sarebbe tenuta.
Tutti tranne uno: il professore Andrea Castaldo che, al contrario degli altri difensori, era stato avvertito dalla cancelleria della Corte d’Appello di Salerno del rinvio dell’udienza, per evitare dunque che partisse da Napoli solo per annotarsi la data del terzo rinvio. Quindici giugno. Che, invece, i colleghi presenti comunque in aula a mezzogiorno, come da calendario (non modificato), si sono annotati per poi andare via.

Bisognerà dunque attendere altre tre settimane per il verdetto di secondo grado, che stabilirà se – come continua a sostenere la sostituta procuratrice generale – il segretario dem abbia o meno contribuito con i circa 14mila euro di biglietti aerei per il Lussemburgo pagati dalla Ifil abbia contribuito al crac della società oppure se – come invece sostiene la difesa – quei soldi sarebbero stati restituiti.

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