La prima cosa che vedrà Papa Leone XIV prima di arrivare nella Cattedrale di Acerra sarà uno striscione appeso lungo il percorso che riporta a caratteri cubitali la sofferenza patita da decenni da chi vive nella Terra dei Fuochi.
«Non bruciate il futuro, basta roghi e inceneritori»: è questa l’Acerra che stamattina mostrerà al Pontefice tutte le sue ferite, le due denunce, i suoi appelli ed anche, purtroppo, i suoi morti. Quelle vite spezzate da malattie contratte in una terra che non è più solo il simbolo dell’inquinamento ambientale, ma anche la prova – avvalorata dalle tante inchieste giudiziarie – di una connivenza tra criminalità organizzata e parti colluse dell’economia e, a volte, della politica.
A parlare per chi non c’è più ci saranno i trecento familiari delle vittime che il Santo Padre incontrerà in Cattedrale.
«Saremo in trecento. Se ci sarà sarà la possibilità di parola – dice all’Adnkronos Marzia Caccioppoli, fondatrice dell’Associazione “Noi genitori di tutti” – gli chiederemo di non abbandonarci e di ammonire le istituzioni. Dopo quattordici anni di denunce, nulla si è mosso e gli sversamenti illeciti continuano ancora».
Marzia aveva un unico figlio che una brutta malattia le ha portato via e «adesso – aggiunge – non tempo più nulla. Io dirò al Papa di non abbandonarci e di lanciare appelli alle istituzioni. Tanti bambini continuano a morire, non si può fare finta di niente».
La figlia di Antonietta Moccia – che ha fondato l’associazione “Le mamme di Miriam” – da quindici anni combatte contro un medulloblastoma al quarto stadio. «Tre anni fa si è potuto dire che è fuori pericolo da questa maledetta malattia ma i controlli non finiranno mai», dice e anche lei, come Marzia, chiederà a Papa Prevost di non abbandonare la gente che vive nella Terra dei Fuochi. «Ci deve accogliere, ci deve sentire perché qua parecchi non sentono. Sono ciechi, sordi – aggiunge -. Tutte le istituzioni purtroppo ci hanno sempre abbandonate a noi stesse e invece il nesso tra ambiente e malattia c’è, basta vedere le statistiche».
A tal proposito, il presidente dell’Anci Campania, Francesco Morra chiede l’istituzione di un fondo per la messa in sicurezza dei siti recuperati.
Ma l’incontro con i residenti della Terra di Fuochi resta il momento più sentito della visita di Papa Leone ad Acerra che, non a caso, ha scelto di incontrare i trecento familiari delle vittime proprio nella Cattedrale dove ci saranno anche le autorità religiose e politiche.
Un incontro che assurge a simbolo politico – prima ancora che pastorale – considerando che in Vaticano il Pontefice sta premendo sempre di più sul tema dell’ecologia integrale e della dignità umana all’interno delle trasformazioni contemporanee.
Stamattina arriverà ad Acerra anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, mentre a fare gli onori di casa il vescovo di Acerra Antonio Di Donna insieme ad altri sacerdoti, come don Maurizio Patriciello, che da anni si battono contro l’inquinamento ambientale.
In Cattedrale il Papa pronuncerà il suo primo discorso. Poi in auto si trasferirà in piazza Calipari dove incontrerà i sindaci dei Comuni della Terra dei Fuochi e dove terrà un secondo discorso.
A mezzogiorno, infine, saluterà le autorità che lo hanno accolto al campo sportivo “Arcoleo” per poi fare rientro a Roma. Portando con sé le parole del canto scritto da don Mimmo Iervolino: «Si sta terra putesse parlà, alluccanno dicesse ca nun ce ‘a fa cchiú…», che avrà ascoltato qualche ora prima.

