Come al solito non si sbilancia. Uscire allo scoperto in una fase così delicata e sopratutto a poche ore di distanza dalla manifestazione di stasera del Campo largo ristretto ai big, per Gaetano Manfredi potrebbe risultare più difficile mantenere gli equilibri nella coalizione di centrosinistra che appaiono già molto precari per via dei malumori dei partiti di centro esclusi dai tavoli che contano. Fossero anche quelli delle trattorie romani dove i leader dei partiti più grandi – Pd, 5Stelle e Avs – si sono fatti immortalare in un selfie non considerando le polemiche e gli strascichi che ne sarebbero derivati.
E così, da bravo funambolo qual è, capace di tenere un piede dentro l’alleanza con Matteo Renzi sigillata con Casa Riformista e un altro nel neo Progetto Civico Italia di Edoardo Onorato e del suo fedelissimo Carlo Puca, il sindaco di Napoli afferma che è necessaria «una visione ampia del Campo largo» così come servirebbe anche una «definizione chiara delle priorità che i cittadini si aspettano: dalla casa alla sicurezza». Aggiunge pure che conviene includere «le componenti cattoliche e riformiste» perché sono un «elemento molto importante per ampliare il consens
o», così come da un mese a questa parte gli suggerisce il suo amico Clemente Mastella, però sulla scelta del futuro leader candidato premier della coalizione (in caso di vittoria), ammette che «però bisogna partire dai leader dei partiti più grandi, quindi Elly Schlein, che è la leader del Pd, e Giuseppe Conte del 5Stelle».
La premessa ovviamente è che è presto per parlare di leadership del fronte progressista, perché «in questa fase – aggiunge – può diventare un elemento divisivo». Invece bisogna prendere esempio dalla «esperienza partenopea» che ha decretato la vittoria di Fico alla Regione, nel vano tentativo di far dimenticare che la candidatura del pentastellato è stata il frutto del compromesso per l’elezione unanime alla segreteria regionale dem di Piero De Luca.
Allora, se questa è la premessa e la Campania è il caso da imitare, il sospetto è che l’individuazione del futuro leader sia una partita riservata solo ai big della coalizione. E la manifestazione di stasera a Piazza del Gesù del Campo largo ristretto a Conte, Schlein, Bonelli e Fratoianni, ne sarebbe la dimostrazione.
Così come proverebbe l’assenso di Manfredi alla strategia messa in campo dai big di depotenziare l’ex rottamatore Matteo Renzi per poi coinvolgerlo solo a cose fatte, di modo che non possa mettere bocca nella scelta del premier. Scelta che tra l’altro, tra segretaria dem e professore pentastellato, è più contesa di quanto i due lasciano trasparire.
La domanda a questo punto è: Manfredi e Fico stasera faranno solo da padroni di casa o parteciperanno alla discussione preclusa all’area più moderata?
«È il programma di cui dobbiamo parlare, questo è il leader vero di tutti», è il commento retorico (quanto basta) del governatore che scivola di nuovo sull’esempio della Campania e, alla De Luca maniera, finge di non essere al corrente di un’eventuale discesa in campo di Alessandro Di Battista.
E che ruolo avranno i socialisti, visto che Enzo Maraio ha annunciato la sua presenza stasera ma «senza simboli di partito» e con l’obiettivo di «aggregare le forze progressiste e democratiche»?

