Lontana dai riflettori da qualche mese, la Groenlandia non è però mai uscita dal radar dell’amministrazione Trump che, nel corso di questi mesi, ha avviato un serrato quanto silenzioso dialogo con la Danimarca al fine di rafforzare la propria presenza sull’isola.
Trattativa che, stando alle indiscrezioni trapelate nella giornata di ieri sulla stampa anglo-sassone, sarebbero arrivate ormai in dirittura d’arrivo. In particolare gli Stati Uniti avrebbero chiesto – ed ottenuto – di poter realizzare tre nuove basi militari nella parte meridionale dell’isola, quasi certamente presso siti che già in passato, segnatamente durante la seconda guerra mondiale, hanno ospitato basi aeree statunitensi. Uno dei siti che potrebbe essere riattivato – anche se in realtà di tratterebbe di realizzare ex novo una base militare adeguata alle necessità di una forza moderna – è quello di Narsarsuaq, dove sorgeva un piccolo aeroporto americano.
Secondo quanto riferito da una fonte direttamente impegnata nel negoziato tra Washington e Copenaghen, le tre nuove basi verrebbero ufficialmente considerate come territorio sovrano degli Stati Uniti. Insomma, dalla richiesta di fare della Groenlandio un nuovo stato dell’Unione – sortita di Donald Trump che tanto scalpore ha sollevato nei mesi scorsi – si sarebbe passati ad una più “modesta” richiesta di considerare solo le nuove basi militari come territorio statunitense.
Distinzione più formale che sostanziale in realtà, considerato che un sensibile rafforzamento della presenza militare statunitense sull’isola consentirebbe a Washington di controllarla, di fatto se non di diritto.
Tanto la Casa Bianche che il ministero degli Esteri danese hanno confermato che i colloqui sono in corso, ma hanno rifiutato di fornire indicazioni sul contenuto dell’accordo alla cui definizione stanno lavorando le delegazioni delle due nazioni.

