Il 29 maggio la commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico sarà a Sarno per un sopralluogo. Per accertare cioè le condizioni in cui versa il paese dell’Agro nocerino sarnese che ha subito più danni e più morti dalla frana del 1988.
Lo annuncia il parlamentare Pino Bicchielli (FI), che presiede la commissione, nel giorno del trentottesimo anniversario della tragedia che ha cambiato la vita di tante persone.
Il sei maggio di 38 anni fa la frana si era fermata da poco, ma il fango, che aveva inondato strade ed abitazioni, era rimasto ancora lì a testimoniare il disastro che il 5 maggio del 1988 aveva travolto Sarno ed altri comuni al confine tra la provincia di Salerno e quella di Avellino.
Dodici ore dopo, quando la terra smise di franare, cominciò la conta dei danni e dei morti: 137 vittime a Sarno, 11 a Quindici, sei a Bracigliano, cinque a Siano e uno a San Felice a Cancello. Ma la cifra esatta sarebbe stata confermata una settimana dopo.
Non esisteva ancora la Protezione civile (fu istituita dopo la tragedia) e a scavare tra i detriti con i piedi nella melma erano vigili urbani, forze dell’ordine e comuni cittadini. Tra di loro anche il sindaco di allora, Gerardo Basile, che nel 2013 sarà condannato in via definitiva a 5 anni per non aver ordinato l’evacuazione. La Corte di Cassazione gli riconobbe una «condotta negligente».
Pioveva da nove giorni ma non in modo eccessivo. Poi il 4 maggio, dopo una pausa di undici ore, le precipitazioni si intensificarono ma non abbastanza da causare quella tragedia. Fu piuttosto, come documentò Polaris (Popolazione a Rischio da Frana e da Inondazione in Italia) del Cnr, il prolungarsi delle piogge per dieci giorni a rendere il terreno fragile e a provocare lo smottamento della frana. I cui segni sono ancora visibili sulle colline e nei ricordi di chi quel giorno c’era.

