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Torna a salire la tensione nel Golfo Persico, mentre la trattativa diplomatica tra Stati Uniti ed Iran – attraverso la mediazione pachistana – prosegue lentamente, senza lasciar immaginare una soluzione a breve del conflitto innescato dall’aggressione israelo-americana dello scorso 28 marzo.
Ieri ben due navi – una petroliera emiratina ed un cargo sudcoreano – sono state colpite mentre tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz: non si registrano vittime tra gli equipaggi né pericolo di affondamento, ma il segnale inviato dagli iraniani è ben chiaro, senza accordo non c’è libero transito attraverso questo strategico tratto di mare.
Nel corso della giornata c’è spazio anche per un piccolo giallo: in tarda mattinata l’agenzia di stampa iraniana diffonde la notizia secondo cui una nave da guerra statunitense era stata colpita da due missili mentre tentava di attraversare lo stretto di Hormuz; poche ore dopo la notizia è stata smentita dal Comando centrale statunitense. Nel pomeriggio arriva una precisazione da Teheran: si sarebbe trattato di un colpo di avvertimento per impedire il passaggio dell’unità militare americana.
Per un episodio dai contorni indefiniti, un annuncio con maggiori certezze, anche se non mancano i punti tutti ancora da definire: Donald Trump ha comunicato che gli Stati Uniti si impegneranno per consentire il transito delle navi bloccate nel Golfo Persico. Non è prevista, però, una scorta diretta garantita dalla marina statunitense: i rischi di un simile intervento sono stati giudicati eccessivi dai vertici politico-militari americani.
Secondo le indiscrezioni raccolte dal portale d’informazione statunitense Axios, la Casa Bianca punterebbe a garantire la libera navigazione nel Golfo Persico modificando le regole d’ingaggio delle forze già presenti in teatro: in particolare navi ed aerei americani potrebbero ora colpire liberamente ogni potenziale minaccia per le navi in transito, ovvero batterie missilistiche o i barchini veloci dei Pasdaran.
Inutile sottolineare come gli iraniani si siano detti pronti ad impedire ogni passaggio che non sia stato preventivamente concordato.
Sul versante diplomatico, da segnalare l’invio da parte di Teheran di una nuova bozza da utilizzare per i colloqui di pace. Il documento, stando alle indiscrezioni circolate in queste ultime ore, si articola su quattordici punti e per la prima volta contempla anche un confronto sul dossier nucleare.
A fronte di garanzie di non aggressione e della fine del blocco navale statunitense, gli iraniani si sono detti pronti ad una progressiva riapertura dello stretto di Hormuz. con un “nuovo meccanismo” per la gestione del traffico navale. Chiesto anche il progressivo sblocco dei fondi iraniani congelati all’estero e l’inclusione nell’accordo di pace del Libano, con la fine dell’aggressione israeliana.
Quanto al dossier nucleare, Teheran sarebbe disposta a congelare per quindici anni l’arricchimento dell’uranio, riservandosi dopo la scadenza di tale termine il diritto di procedere alla realizzazione di un programma nucleare ad uso civile.
La prima reazione statunitense alla nuova proposta iraniana non sarebbe stata particolarmente favorevole, ma al netto delle dichiarazioni ufficiali la trattativa diplomatica prosegue.

