Eav, De Luca attacca Fico: “Chiacchiere e opacità di gestione”

Tacere «per una questione di stile» ed eruttare come un vulcano in quiescenza (obbligata?) tutto ciò che in «questi ultimi mesi» ha covato dentro man mano che seguiva «come se fosse uno sceneggiato televisivo» la vicenda che più di tutte lo ha portato a rompere il muro del silenzio: l’Eav.
Lo spoil system adottato da Roberto Fico nelle società chiave della Regione che ha “ereditato” da Vincenzo De Luca hanno fatto infuriare l’ex governatore che ieri, dalla sua diretta social, ha preso le difese – pur senza nominarlo – di Umberto De Gregorio, ex presidente e direttore generale dell’Ente Autonomo Volturno che Fico sta sostituendo con il manager di Ferrovie dello Stato, Pietro Diamantini, nell’attesa di trovare una transazione economica con il deluchiano defenestrato e di arrivare al prossimo consiglio regionale monotematico sui Trasporti, chiesto dall’opposizione (e rinviato al 22 luglio prossimo) con una soluzione che lo schermi da eventuali attacchi. 

Ma il presidente pentastellato non aveva messo in conto che da Salerno sarebbero arrivate le prime pesanti stoccate che – in pieno stile deluchiano – fanno rima con «demagogia», «furbate», «chiacchiere al vento» e «memoria corta».

«Nominare uno che si è candidato già anni fa vuol dire prendere in giro i cittadini» tuona De Luca che si sarebbe aspettato almeno «una selezione pubblica per scegliere il miglior professionista», invece la Regione «con una evidente opacità di gestione» avrebbe già fatto la sua scelta violando qualsiasi «criterio di trasparenza».

«Bisogna rispettare quelli che hanno buttato il sangue per aver fatto di un’azienda fallita e disastrata con 700 milioni di debiti – ammonisce De Luca – una società moderna con 400 autobus di nuova generazione e decine di treni messi in esercizio. Poi – aggiunge ironico – ci sarà sempre qualche scienziato che dirà di poter fare meglio».

Rispetto che nella visione deluchiana sarebbe mancato anche nella gestione della sanità, in particolare nei confronti dei direttori generali, sottoposti ai nuovi criteri di valutazione dettati dalla giunta regionale. «Aria fritta», è il commento di De Luca che ricorda a Fico che i «direttori sanitari sono gli stessi manager che hanno contribuito ad affrontare l’emergenza Covid e a far uscire la Campania dal piano di rientro.

«Un documento bizzarro – affonda De Luca – per un verso ideologico e per un altro verso pericoloso perché nasconde un retropensiero: servirsi di uno strumento per cambiare qualcosa». Cioè il lavoro fatto in precedenza da lui, nei cui confronti «non c’è rispetto» perciò «le furbate devo finire», avverte.

E che dire poi del Faro, il progetto affidato allo studio di Zaha Hadid per ospitare la nuova sede della Regione, far risparmiare 7 milioni di fitti e riqualificare la zona della stazione Garibaldi. «Stanno adottando un metodo doroteo pur di non dire che non hanno intenzione di portarlo avanti». A Napoli sono avvertiti: la tregua è finita.

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