Uno spreco di soldi pubblici ma anche un’opportunità mancata.
Nicola Cantone aveva ipotizzato di fare del Covid Center del “Ruggi” di Salerno una sorta di succursale del pronto soccorso, forse una sorta di pre-degenza per i pazienti in attesa del trasferimento nei reparti. Invece «mancano i requisiti di carattere strutturale», ha ammesso ieri il manager che però ha già predisposto il recupero delle attrezzature custodite all’interno degli ospedali modulari per metterle a disposizione di altri reparti.
Ciò che resta, a distanza di quattro anni dall’emergenza Covid che richiese appunto la realizzazione di strutture movibili per contenere il contagio da Coronavirus, è un esborso di 2,6 milioni di euro – che arrivano a tre se si considera l’allestimento generale e le varianti approvate in corso d’opera – per una struttura che non è mai entrata in funzione.
Gli ospedali modulari sono ancora parcheggiati alle spalle delle palazzine che ospitano i reparti del “Ruggi”, chiusi a chiave, sigillati. Anche se su una facciata è resistito, nonostante le intemperie e il trascorrere del tempo, il messaggio della Regione Campania che rassicura i cittadini di non essere soli ad affrontare il lungo e difficile periodo di isolamento, i due ospedali modulari sembrano ormai vecchi containers del post-terremoto abbandonati tra erbaccia cresciuta e fili elettrici tagliati.
Se all’esterno è il degrado, come si saranno conservati macchinari all’interno? Sarà possibile recuperarli e trasportarli nei reparti oppure anche le attrezzature rappresentano uno spreco di soldi pubblici e un’opportunità mancata? E, ancora, quanto costerà smaltire le strutture?

